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Il Pride imbarazza solo Marino. In migliaia per i diritti civili

Passanti, turisti e anche famiglie, in tanti si sono uniti alla sfilata dei carri del Roma Pride. Roma si è davvero dimostrata una città aperta come proclamato dallo striscione in testa al corteo, che era anche il leitmotiv dalla manifestazione di quest’anno. Dieci carri volutamente esagerati che hanno accompagnato in musica la marcia carnevalesca della comunità lgbtqi. Assenza rumorosa quella del neo primo cittadino, uno “scivolone” che ha lasciato l’amaro in bocca gli organizzatori. LA GALLERY e IL VIDEO

di Alberto Berlini

Quando 16.30 il corteo si inizia a muovere da piazza della Repubblica sono in tanti a guardarsi per cercare di capire quanto rumoroso sarà l’urlo d’orgoglio delle comunità omosessuale capitolina. La solita guerra di cifre comincerà ancor prima del termine della sfilata, diecimila la prima stima, almeno il triplo per gli organizzatori. Ma a far rumore non sono tanto le presenze a quello che è diventato negli anni un orgoglioso carnevale di inizio estate, quanto più invece l’assenza del neo sindaco Ignazio Marino che aveva fatto sapere di voler passare il sabato in famiglia. Una giustificazione che ha fatto ancor più protestare Andrea Maccarone, portavoce degli organizzatori del Roma Pride, che ha scelto Affaritaliani.it per confessare tutta la sua delusione: “Uno scivolone che non ci aspettavamo, la presenza conta più di mille parole. Ricordo che  Rutelli partecipò a suo tempo. Questo è un primo passo falso, ma ha tutto il tempo per riprendersi e proporre a Roma una legge sui diritti civili”.

In testa al corteo anche Valdimir Luxuria, front woman della comunità transgender nelle istituzioni: “Nel 2013 siamo ancora qui a chiedere le stesse cose di ogni anno, ma se dovessi scegliere almeno due cose da attuare subito, allora si dia la priorità ad una legge contro l’omofobia, sul calco della proposta di Ivan Scalfarotto sull’estensione della legge Mancino ai reati contro la discriminazione di genere. E poi subito una legge sulle famiglie, perché possano nascere e crescere in Italia come all’estero famiglie con coniugi dello stesso sesso.”
Un invito a riflettere sulla genitorialità omosessuale rimarcata anche dalla presenza, forte e in testa al corteo delle magliette rosa dell’associazione famiglie arcobaleno, formata dai genitori omosessuali: dietro la schiena la scritta “è l’amore che crea la famiglia”, con i passeggini che rubavano la scena ai festosi carri della sfilata. Così dietro al solito pullman a due piani del comitato ecco il “pridebook” del Circolo Mario Mieli con la timeline di tutte le tappe di conquista dei diritti della comunità lgbtqi seguito dall’animazione del Muccassassina e del Teatro Valle. Una sfilata festosa, rumorosa e fatta di lustrini, parrucche e paillettes a cui si sono uniti i tanti passanti e turisti lungo il percorso, fino a riempire tutta via Labicana.

Dobbiamo essere orgogliosi di essere diversi”, urla il vocalist dalla console allestita al secondo piano dell’autobus rosso che guida ed anima il Pride 2013. Per tutto il percorso del corteo invocazioni e provocazioni: un uomo travestito da monaca si sdraia per terra inneggiando all’uso del condom e all’istituzione del matrimonio per le coppie gay; dei ragazzi, ispirandosi al nuovo convoglio di Trenitalia, formano insieme i vagoni del ‘Frociarossa’ 2013, il treno dei diritti; altri ancora esibiscono cartelli con messaggi satirici indirizzati al sindaco: “Marino? Ha l’influenza vaticana”. Una coppia si bacia dietro un cartello con cui lanciano un appello accorato: “Sindaco Marino ci sposi!”. Tra le file del corteo c’è di tutto: vestiti eccentrici, parrucche, uomini in reggiseno e tacchi alti.


 

A favore dell’istituzione di un registro per le unioni civili tanti sono stati gli appelli, soprattutto da parte dei genitori omosessuali: “Noi siamo una famiglia come tutte, siamo uniti dall’amore ma la società non ci riconosce – ha detto Giusy che sfila con sua figlia Sofia di 2 anni e mezzo – voglio che la mia famiglia sia riconosciuta dallo Stato e che mia figlia nn si trovi più a dover manifestare per questo”.