di Alberto Berlini
Sono passati 30 anni dal quel lontano 1983. Meglio ricordare i fatti. Il 7 maggio Mirella Gregori, una ragazzina di 15 anni sparisce dopo essere uscita dalla sua casa di via Nomentana per incontrare alcuni amici a Porta Pia. Ha la stessa età di Emanuela Orlandi, che 46 giorni più tardi, il 22 giugno scomparve dopo una lezione di musica nel complesso di Sant’Apollinare.
Il Corriere della Sera riprende alcune nuove rivelazioni del super test Marco Fassoni Accetti, il fotografo 57enne, iscritto nel registro degli indagati dopo aver fatto ritrovare un vecchio flauto negli studi De Laurentis, sostenendo che si trattasse proprio di quello usato da Emanuela. Accetti, ha dichiarato di essere stato uno dei telefonisti del caso Orlandi e di aver fatto parte di un “nucleo di controspionaggio” capace di condizionare le scelte del Vaticano.
L’uomo, ispirato dal nuovo corso impresso alla Chiesa da Papa Francesco, imputa il rapimento Orlandi, così come quello di Mirella Gregori, ad uno scambio con Alì Agca, per ritrattare le accuse ai bulgari di complicità nell’attentato a Papa Wojtyla. La traccia delle sue affermazioni in alcuni messaggi in codice, come una lettera inviata da Boston il 15 ottobre 1983 attribuita all’Amerikano che annunciava altri sequestri per la liberazione di Agca, nello specifico: “Prelevamenti di cittadine statunitensi delle quali forniremo i nominativi nel 5-1984”. Una data che ricorre nella ricostruzione del fotografo.
Accetti avrebbe infatti rivelato che “la materia del contendere era la gestione dello Ior di Paul Marcinkus, con riferimento alla restituzione della montagna di soldi del crack dell’Ambrosiano”. Il monsignore americano era contrarissimo, perché avrebbe comportato la sua fine politica, ma esisteva un “ganglio operativo a tutela del dialogo con l’Est formato da esponenti dei servizi segreti e della malavita romana, su impulso di personalità del Vaticano” che avrebbe esercitato il suo peso sfruttando proprio la trattativa sulla Orlandi.
A riprova delle sue argomentazioni Acetti avrebbe fornito un dato di fatto, ovvero che l’intesa tra Ior e Banco Ambrosiano fu raggiunta con il versamento di 400 milioni di dollari alle banche creditrici, nel maggio del 1984 a Ginevra, come appunto indicato della lettera del 15 ottobre.
È un mondo oscuro, fatto di misteri, trattative e ricatti quello in cui Emanuela precipitò quasi 30 anni fa. Intanto Alì Agca si sarebbe rifatto vivo inviando una mail a Pietro Orlandi, parlando di un altro negoziato sottotraccia: nell’agosto 1984 il presidente del Costarica si disse disposto a ospitarlo, in linea con la precedente richiesta dei rapitori di un accordo “tra Santa Sede e Costarica per trasferire Alì in arresti domiciliari”.


