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“Io capo di una cupola…”. Cerroni: “La mia verità”

“Io capo di una cupola…”. Cerroni: “La mia verità”
ESCLUSIVO. A processo per associazione a delinquere, il re dei rifiuti Manlio Cerroni anticipa ad affaritaliani.it la sua richiesta di essere ascoltato dai giudici per deporre spontaneamente. Il Supremo risponde una ad una a tutte le accuse, partendo da Albano: “In discarica la frazione secca che non è stata ritirata dagli impianti di Colleferro perché i forni erano fuori uso. Dal 2005 al 2010 ko per 1.015 giorni”. Sui regali ai politici, “Una consuetudine dal Dopoguerra, inferiore ai 150 euro di valore”. “Caduto” a Roma “vola” nel mondo: “Prima di Natale abbiamo attivato a Buenos Aires un impianto di 1000 t/g e ho visitato più volte Mosca che smaltisce le 12.000 t/g di rifiuti in 63 discariche a cielo aperto per programmare la Città delle Industrie Ambientali”

di Fabio Carosi

E’ la prima inchiesta che ha scosso Roma e che ha spedito per 5 mesi agli arresti domiciliari l’uomo soprannominato “il supremo”, il re indiscusso dei rifiuti romani per oltre 40 anni e la sua prima fila di manager, oltre a dirigenti e funzionari regionali. Per la Procura di Roma l’ultraottantenne Manlio Cerroni, sarebbe il capo di una cupola affaristica che avrebbe tenuto la Capitale in pugno, facendo leva sulla raccola e lo smaltimento dei rifiuti.
Dopo oltre 6 mesi di silenzio e in pieno processo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa in pubbliche forniture, Manlio Cerroni, sceglie affaritaliani.it per dire la sua. E parla, spiega chi è, cosa pensa del processo e anticipa una richiesta che i suoi legali presenteranno al presidente della Prima Sezione penale per essere ascoltato prima del suo interrogatorio.
Dunque avvocato Cerroni, il processo a lei e ai suoi manager oltre ad una serie di funzionari regionali, sta entrando nel vivo con le prime testimonianze dell’accusa. Sino ad oggi ha taciuto, affidando la sua replica al “libro-memoriale”: se la sente di rispondere ad un’intervista?
“Sì”.
Leggendo gli atti lei è indicato dagli inquirenti come il capo di un’organizzazione che ha lucrato sui rifiuti per anni. Come risponde?
“Che non è assolutamente vero anzi nei nostri impianti sono state praticate per i servizi le tariffe più economiche d’Italia”.
Seconda accusa: avrebbe manipolato la politica romana e regionale per mantenere il suo monopolio arricchendosi e tenendo Roma in scacco con Malagrotta. E’ possibile?
“Assolutamente no. Rilegga il mio libro quanto scritto sull’argomento a pag. 147,  “Atto Finale”.
Va bene: oltre alle considerazioni sul processo e sugli arresti domiciliari, per i quali non si dà pace”, lei sintetizza l’emergenza rifiuti partita nel 2011 e i tre interventi risolutivi che definisce “fatti e opere realizzate tempestivamente dal nostro gruppo che hanno salvato Roma dall’emergnza e dalle onerose penalità della Comunità Europea”. Per completezza alleghiamo il testo tra le immagini.
Terza accusa: le aziende del suo gruppo avrebbero “barato” sulle tariffe, consentendo lauti guadagni in danno dei Comuni. Lo ha ribadito anche l’ufficiale del Nucleo Tutela Ambientale che ha deposto lo scorso 7 gennaio. Lei non controllava i conti? E come è possibile che nessuno se ne sia accorto?
“A parte il fatto che la mia funzione non è di controllare i conti che è materia specifica degli amministratori. Posso però dire che le tariffe sono stabilite dalla Regione e per essa dalla Direzione Area Rifiuti. Purtroppo l’Area Rifiuti ha tardato e tarda da anni a dare risposte rispettando ancora la direttiva del Presidente Polverini al Direttore Marotta”.
Quinta accusa, quella di aver spedito in discarica il cdr, incassando ancora volta denaro che non avrebbe dovuto avere. Anche in questo caso: è possibile che nessuno se ne sia accorto?
“Le cose non stanno così. In discarica è finito la frazione secca che non è stata ritirata dagli impianti di Colleferro perché i forni erano fuori uso. Si pensi solo che nel quinquennio 2005-2010 sono stati fermi per 1.015 giorni”.
Quarta accusa, quella morale. Le sue relazioni con la politica sono state alimentate da contributi e regali a natale, come risulta dagli atti istruttori. E’ normale questo rapporto tra impresa e politica?
“È una consuetudine che ci portiamo dietro dal Dopoguerra di accompagnare gli auguri di Natale e di Pasqua con il panettone e con la colomba. Quest’anno se ricordo bene è intervenuta una circolare ministeriale a precisare che il valore degli omaggi non doveva superare i 150 euro. I nostri erano molto più modesti”.
Ora un assist: è possibile che ci sia una trama per chiudere un monopolio e dividersi la torta. Chi sono i “congiurati” e che ruolo avrà l’Ama?
“Voi di Affaritaliani avete seguito con particolare attenzione tutta la vicenda della “monnezza” di Roma prima e dopo il 9 gennaio 2014 quindi avete letto le dichiarazioni dei massimi dirigenti dell’AMA e dell’ACEA sulle promesse di fidanzamento nella imminente prospettiva del matrimonio da vivere felici e contenti”.
Come è cambiata la sua vita dallo scorso 9 gennaio?
“Continuo a lavorare come prima in Italia ma soprattutto all’estero. Prima di Natale abbiamo attivato a Buenos Aires un impianto di 1000 t/g e ho visitato più volte Mosca che smaltisce le 12.000 t/g di rifiuti in 63 discariche a cielo aperto per programmare nel prossimo quinquennio con partner russi a circa 100 km da Mosca la Città delle Industrie Ambientali”.
Il processo doveva essere lampo. A vedere la mole dei materiali e il numero dei testi di accusa e difesa, ci vorrà un’eternità. A novembre scorso ha compiuto 87 anni: non è stanco di combattere?
“No anzi e per la verità vivo l’alba degli ’89”.
Dopo lo scambio di accuse verbali con il sindaco Marino sulla chiusura di Malagrotta, ha avuto modo di sentirlo?
“No”.
Lei ha sempre profetizzato l’emergenza rifiuti a Roma. Ora Malagrotta ha chiuso e i rifiuti vanno fuori città. Previsione smentita?
“Tutt’altro. Sapete bene che negli ultimi 15 mesi tutti i rifiuti di Roma vengono trattati nel rispetto della normativa europea mentre il CDR e CSS, la FOS e i residui di lavorazione hanno fatto turismo in Italia e all’estero per circa 1 milioni di tonnellate in palese violazione della normativa europea e con danni ambientali, economici ed erariali ingenti. Chi paga?”.
Avvocato, lei ha un gruppo che si estende in diversi Paesi del Mondo. E’ “caduto” su Malagrotta che rappresenta una porzione del suo business. All’estero è riuscito a creare un monopolio “modello Roma”? Oppure si lavora diversamente? Quali le differenze tra l’Italia e il resto del mondo?
“È una domanda molto impegnativa. Richiederebbe la scrittura di un altro libro e sarebbe interessante. Rispondo per flash. Abbiamo avuto esperienze più varie. Una felice è stata con il Canada avendo chiuso l’impianti di Edmonton di 1500 t/g via telex quella infelice in Romania dopo aver realizzato con soci minoritari rumeni joint venture per i depositi ecologici di Bucarest e di Craiova con il nostro apporto finanziario (15 milioni) e tecnologico. I soci rumeni con un’assemblea fasulla tenuta a nostra insaputa ci hanno estromesso dai nostri beni. Abbiamo interessato della triste vicenda il nostro Ministero degli Esteri, le Autorità europee e la Corte di Giustizia. Abbiamo però poca fiducia considerate le cattive abitudini e i tanti vizi del Paese trasmessi purtroppo anche ad alcune imprese italiane che da anni lavorano in Romania”.
Per arrivare al suo interrogatorio ci vorrà parecchio tempo. Si vociferava di una sua richiesta di rendere deposizione spontanea: è vero? E cosa dirà?
“Quello che dovevo dire l’ho detto in termini semplici e chiari con il mio libro-compendio “Storia e cronaca a volo d’angelo sulla monnezza di Roma e del Lazio. Dal 1944 al 9 gennaio 2014. E non solo …”. Aspetto ancora che qualcuno dei tanti chiamati in causa mi osservi che c’è una parola fuori posto o non corrispondente al vero”.
Le servo su un piatto d’argento una valutazione su tutta l’inchiesta. Che idea si è fatto della giustizia?
“La risposta la sentirà il giorno in cui andrò a rendere la deposizione spontanea”.
In conclusione: dopo “Monnezzopoli”, Mafia Capitale. Roma è ancora sotto choc: possibile che questa città viva nell’illegalità?
“E proprio voi di Affaritaliani fate a me questa domanda? Io ho organizzato con il Gruppo la fase industriale della raccolta, del trasporto e del trattamento di tutti i rifiuti di Roma a partire dal 1 gennaio 1960 al 15 settembre 1979 quando il Comune di Roma con la Giunta di Sinistra ha deciso di gestire in proprio il sistema. È stato un modello da tutti visitato ed apprezzato. Quello che è successo dopo è cronaca e tanti romani ricordano e rimpiangono. È troppo tardi ormai”.
Allora ci vediamo in Tribunale. Prossima udienza giovedì 15 gennaio per il contro interrogatorio delle difesa del militare del Nucle Tutela Ambientale che ha indagato sulla discarica di Albano.