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Non solo Jovanotti, Albertino e Coccoluto. La musica rende omaggio a Marco Trani

A un anno dalla scomparsa da GoodyMusic la folla commossa di colleghi e amici. E Corrado Rizza presenta un cd-dvd con una raccolta di interviste che ripercorrono la vita dell’uomo più rappresentativo degli Anni ’80 e ’90

Amici, colleghi dj, semplici fan si sono dati appuntamento la scorsa settimana da GoodyMusic, lo storico quartier generale dei dj romani e non, per ricordare il dj prematuramente scomparso Marco Trani.
A un anno dal tragico evento è stato pubblicato e presentato per l’occasione un documentario (cd + dvd) dal titolo ‘Strani Ritmi – La Storia Del Dj Marco Trani’, una raccolta d’interviste e documenti curata da Corrado Rizza che ripercorre la storia del dj più rappresentativo degli Anni ’80 e ’90 in Italia.
L’eco del suo talento e della sua tecnica straordinaria ne ha tuttavia varcato i confini, anche perché Marco, oltre ad aver lavorato in centinaia di locali italiani, ha esportato le sue serate al “Pacha” di Ibiza, al “Les Bains” di Parigi, al “Ministry of Sound” di Londra e in tantissimi altri prestigiosi club. Tra i primi dj/remixer e produttori di musica dance italiana, molte sono state le collaborazioni di Marco con artisti famosi anche a livello internazionale: Mike Francis, Amii Stewart, Talk Talk, F.P.I. Project, Jovanotti, Renato Zero e molti altri.
Nel documentario tante le testimonianze degli amici e colleghi, molti dei quali oggi diventati famosi, da Jovanotti (“Il più grande dj del mondo”) a Fiorello, da Roberto D’Agostino ad Albertino (“Marco Trani è stato una leggenda”), da Claudio Coccoluto (“Hai fatto girare il mondo a 33 giri e ho imparato tutto da te”) a Paolo Micioni e tante le partecipazioni speciali di grande prestigio come quella di Carlo Verdone, Boy George, David Morales e molti altri. Per l’occasione il figlio Mattia si è esibito in un dj set, ricreando in console i suoni preferiti del padre rigorosamente con dischi in vinile.  “Papà mi ha fatto provare la prima console quando avevo 14 anni ed è stato amore a prima vista –  racconta Mattia Trani ad Affaritaliani.it – da allora ci siamo sempre confrontanti sui grandi temi che accomunano i dj, in primis il digitale vs analogico ovvero il cd vs vinile. Spesso avevamo opinioni contrastanti soprattutto perché io vengo dagli studi musicali del pianoforte, mentre il suo backgound erano le dancefloor delle disoteche. Alla fine però ci ritrovavamo nella musica nera, dal funky alla disco”.
Tanti gli ospiti presenti tra cui il regista Marco Lolli già acconto a Fiorello e Max Giusti, ma, soprattutto storico fan di Trani, l’avvocato Francesco Ruscio in rappresentanza dell’ANPAD (Associazione Nazionale Produttori Autori Deejay), ma, soprattutto tanti appassionati che conservano vivo il ricordo del musicista romano. “Porto avanti una tradizione artigiana di famiglia, come un fabbro o un falegname, anche il lavoro del disk jockey richiede ricerca, dedizione, pazienza e tanto impegno – conclude Mattia, che poi ricorda il padre con un aneddoto privato – “Quando andavo a scuola, mi dovevo svegliare presto e a quell’ora spesso papà andava a letto di ritorno da qualche serata. Certe volte mi svegliava suonando i suoi dischi a tutto volume!”.