La fotografia e il linguaggio multimediale intesi come strumento di inclusione e di consapevolezza. Con questo obiettivo dal 2009 Shoot4Change è diventato da semplice blog di fotografia un network globale di fotografi volontari, professionisti o semplici appassionati, che realizza reportage su temi sociali per documentare storie sottovalutate dall’ informazione mainstream, per sensibilizzare l’ opinione pubblica su situazioni di disagio sociale oppure segnalare realtà virtuose poco note.
“Con questa filosofia – spiega il fondatore del network Antonio Amendola – Shoot4Change ha realizzato il progetto multimediale d’autore diretto da Andrea Ranalli – on line su www.lafinedellillusione.it – che intende raccontare e far riflettere su cosa rimane dei distretti industriali italiani travolti dalla crisi e dalla globalizzazione, passati da locomotive economiche a macchine problematiche.
Noi non interveniamo nel momento della grande attualità dell’emergenza, ma quando i riflettori dei media si spengono”.
Si inizia dal racconto del cambiamento sociale nel distretto industriale di Fabriano, in provincia di Ancona, legato all’industria degli elettrodomestici e al nome della famiglia Merloni, ai suoi marchi come Ariston, Indesit e l’indotto.
L’inchiesta è basata sul racconto di lavoratori, professionisti, famiglie, politici locali, sindacato, chi viveva la fabbrica come una sicurezza e si sente tradito dalle grandi famiglie industriali.
Ogni storia testimonia come la città sembra essersi fermata a prima della crisi: da 3 milioni di ore di cassa integrazione nel 2007, alle oltre 50 milioni nel 2014. In molti sono andati via, chi è rimasto racconta, disincantato dalla burocrazia e dai proclami, di aver perso con il lavoro non solo la propria identità ma anche la speranza del ritorno a una vita normale.
Anche se c’è chi pensa a un ‘piano b’, dopo avere perso il lavoro in catena di montaggio mette in piedi coltivazioni di lavanda, un ritorno alle origini agricole della zona.
“Il racconto è diviso in capitoli e approfondisce questioni intime e private seguendo in prima persona famiglie della zona, operai, professionisti, politici locali e giornalisti; che attraverso la loro esperienza privata mostrano la reale condizione del lavoro agli inizi del nuovo millennio nel tentativo di reagire alla crisi” – spiega Andrea Ranalli, in Shoot4Change fin dalle origini e che con Marco Bulgarelli ha realizzato il progetto rifacendosi ai lavori precedentemente realizzati per ActionAid.
Abbiamo raccontato le esperienze dei singoli individui in crisi, i loro ricordi legati al passato florido, ma anche le storie di chi sta riprogettando il futuro tornando alla terra, e scoprendo che l’impegno ripaga sempre”.
“Pochi ce la fanno però a rimettersi in gioco facendo impresa- commenta il sindacalista Fabrizio Bassotti della Fiom di Ancona -. Nelle Marche e a Fabriano, uno dei comuni più ricchi d’Italia ora ha uno dei tassi più alti di disoccupazione, il 50% dei cittadini o sono in cassa integrazione o sono disoccupati. In questo territorio si sono sviluppate in poco tempo delle multinazionali che hanno impiegato a una gran quantità di lavoratori in catena di montaggio, non specializzati e ora da ricollocare. Con la crisi dei consumi e la competizione internazionale il sistema dell’elettrodomestico, su cui era fondata l’economia di distretto e monoprodotto a Fabriano, è crollato”.
Un ritratto che partendo dalla condizione particolare dell’area del fabrianese aiuta a capire meglio la situazione italiana nella sua interezza. Dopo Fabriano, nel corso del 2016 Shoot4Change intende proseguire il lavoro sulla deindustrializzazione focalizzandosi su altri distretti produttivi, fra cui quello del Nord-Est, perché, conclude Ranalli “I distretti italiani sono icone da rivalutare, la sensazione che si ha è che siano stati dimenticati”.
