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Macché anziani, viva l’età transizionale. La vita si allunga ma a caro prezzo

La longevità ha un prezzo e presenta il conto, colpendo particolarmente attenzione, concentrazione e memoria. “Ci si ammala un po’ più tardi ma più a lungo”. Una possibile bomba sociale che è pronta a scoppiare e che allarma ricercatori ed esperti riuniti in simposio in Vaticano

Guai a definirli rappresentanti della terza età, gli “anziani” dai 65 anni sino ai 75 hanno acquisito una nuova etichetta: “quel decennio oggi è definito ‘età transizionale’. Si tratta del lasso di tempo acquisito in più negli ultimi trent’anni: dieci anni di vita tutto sommato sana in cui non si è ancora anziani – così come sottolineato anche dalla Professoressa Laura Fratiglioni Direttore dell’Aging Research Center al Karolinska Insitutet di Stoccolma che aggiunge come un terzo delle spese complessive destinate alla sanità sono assorbite proprio dalle patologie del cervello e dell’umore”.
Anche l’insorgenza delle malattie degenerative si è spostata un po’ di là da venire, ma la longevità ha un prezzo e presenta il conto. Ci si ammala un po’ più tardi ma più a lungo. Tra le patologie più comuni il Morbo di Parkinson che esordisce spesso in modo improvviso e drammatico con deficit cognitivi che comprendono attenzione, concentrazione e, appunto memoria, legati al deficit colinergico.

Il tema di come migliorare le condizioni di vita di quanti si trovano nella nuova condizione dei “non ancora anziani” è al centro della Conferenza Internazionale “Memory in the Disease Brain” ospitata dalla Pontificia Accedemia delle Scienze in Vaticano con il coordinamento scientifico del Prof. Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma.
Eric Kandel, Premio Nobel per la Medicina nel 2000, insieme a ricercatori, clinici ed esperti internazionali riuniti in simposio attorno a temi che hanno toccato più di un sceneggiatore cinematografico: “Se i nostri ricordi svanissero alla fine di ogni giorno, che senso avrebbe la nostra intera esistenza?”. Temi che dal mondo di celluloide passano alla vita reale con la demenza senile che affligge 5 milioni di soggetti ogni anno, “effetto collaterale della longevità” proprio il declino cognitivo.
“La scelta di dedicare una giornata di approfondimento a questi temi nasce dalla crescente diffusione di patologie che alterano le capacità cognitive: malattie come l’Alzheimer, destinato nei prossimi decenni a coinvolgere porzioni sempre più ampie della popolazione mondiale, colpiscono l’individuo ma rappresentano anche e soprattutto un ‘fatto sociale’” è il commento di S.E. Mons. Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. “E’ quindi importante dare risposta ai bisogni del malato nella globalità di tutte le sue dimensioni e questo implica la necessità di un intervento che non trascuri l’aspetto della patologia correlato al risvolto psicologico, sociale, relazionale. Obiettivo della scienza medica deve essere la “salute integrale” della persona, unità inscindibile di corpo e spirito, il rispetto del suo vissuto, della sua dignità. Una dignità che è propria di ogni fase dell’esistenza umana, in condizioni di salute piena o fortemente compromessa.”