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“Nè Marino, né Alemanno”. Obiettivo ballottaggio, la scommessa

Esclusivo. Alfio Marchini, il candidato più rumoroso” sceglie Affaritaliani,.it per l’intervista-verità. Dieci domande secche e altrettante risposte per spiegare il suo progetto per la città e perché l’asse col sindaco uscente è una bufala. “Al secondo turno ci arriviamo col voto disgiunto… Sono l’unico candidato libero. Non ho partiti ne padroni”. E se diventa sindaco… “riunisco le banche per dare ossigeno a imprese e famiglie e rilanciare l’economia”. LA GALLERY

di Fabio Carosi

Ingegnere, tra pochi giorni si aprono le urne. Stando agli ultimi sondaggi, lei è il quarto per consensi, anche se in forte crescita. Eppure è il più rumoroso, quello che è andato più in televisione sui giornali. Proprio non si arrende? Non è meglio una ritirata onorevole che una sconfitta?
“Mai ritirato in vita mia. Penso molto prima di fare o dire qualcosa e quando parto l’orizzonte è lungo, chiaro e non negoziabile. Siamo solo all’inizio di questo viaggio e se il buongiorno si vede dal mattino… il nostro movimento non sarà certamente una meteora”.
Da venerdì non si parla altro che del suo ipotetico asse col sindaco uscente. Dica la verità: ha mai incontrato il sindaco in un hotel come è stato detto?
“Non solo è grave che si inventino notizie false specificando giorno e albergo! Un film smentito da tutti e dai riscontri oggettivi. Ancor più grave che finti democratici cavalchino la notizia anche dopo essersi rivelata falsa. Sarà un boomerang. Il popolo di sinistra non ama questi comportamenti squadristi e ho avuto una infinità di manifestazioni di solidarietà”.
Nell’eventualità che non arrivi al ballottaggio, col suo voto di opinione – che si dice gli ultimi dati la diano in forte crescita verso il 21% – chi appoggerà? Darà indicazioni di voto chiare?
“Intanto cercherò tutti i voti possibili, compreso quello disgiunto. Così passiamo al secondo turno e al ballottaggio non chiederemo apparentamenti, vinciamo e restituiamo Roma ai romani. Siamo gli unici a poterlo affermare e ambire realisticamente di vincere al ballottaggio senza cambiare la nostra natura”.

Facciamo finta che questa sia un’intervista di quelle in cui lei dice quello che vuole e l’intervistatore si limita a registrare. Se la sente di dire ai romani perché non dovrebbero votare Alemanno?
“Ha tradito tutte le sue promesse e ha fallito nella scelta dei suoi collaboratori. Non ha una visione di Roma e troppo spesso ha cambiato idea”.
.. e perché non dovrebbero votare Marino o De Vito?
Il primo ha tradito il suo partito e il suo segretario nel momento di maggior debolezza e poi perché ha dichiarato che dopo cinque anni sparirà da Roma. De Vito è simpatico ma ha dimostrato di essere un replicante di ciò che decidono Grillo e Casaleggio. A Roma non ci diverte essere eterodiretti…”.
E perché dovrebbero votare Marchini, stirpe di costruttori da sempre orgogliosi di finanziare alla luce del sole la sinistra e spuntato a Roma con un cuore?
“Perché sono l’unico candidato libero. Non ho partiti ne padroni. Perché il mio bisnonno, mio nonno, mio padre riposano in questa terra; perché anche io sono nato e vorrò finire qui i miei giorni. Perché dopo di me ci saranno i miei figli che non vorrei mai fossero derisi per aver avuto un padre che non ha mantenuto le sue promesse”.
Ha impegnato in questi ultimi mesi notevoli risorse economiche. Si sente più Napoleone o l’uomo che può rilanciare Roma?
“Sono felice. Sono stati mesi appassionanti. La politica è onore, calore e servizio. Dicono si giochi sporco. Sicuramente, ma non meno di ciò che si vede nella finanza che però è gelida come la morte”.
Penultima domanda. I tre punti principali del suo programma?
“Roma ha bisogno di una grande manutenzione straordinaria, dobbiamo migliorare ciò che già esiste: recuperare, ristrutturare, reinventare servizi e funzioni, mettere a sistema tutte le nostre unicità a partire dalla cultura. Poche regole,chiare e uguali per tutti. E poi un nuovo modello di governo della città puntando partendo dai quartieri vera realtà identitaria di noi romani. E coinvolgere i cittadini proprio nel governo dei loro quartieri”.
La prima cosa che fa se diventa sindaco?
“Riunire tutte le banche che operano sul territorio perché è urgente ridare ossigeno a imprese e famiglie. Senza demagogia ma con la consapevolezza che oggi le grandi banche si stanno finanziando ad un tasso praticamente zero e sono sicuro che troveremo immediatamente la chiave per riaprire il credito. Entrai in banca da molto giovane su suggerimento di Cuccia e Maranghi e penso di conoscere bene quel settore”.
Domanda aggiuntiva. E se non diventa sindaco fa il consigliere comunale?
“Abbiamo un movimento di giovani straordinari. Stiamo già individuando i profili per i candidati alle prossime europee. Il giorno dopo iniziamo a organizzare l’elezione dei comitati di quartiere. Comunque saremo determinati nel governo di questa città. La rivoluzione è iniziata. Un popolo si è messo in marcia con Roma nel cuore”.
Seconda domanda aggiuntiva. Ha uno spin doctor? E se sì chi è ?
Purtroppo no. È forse il mio limite maggiore in questa mia nuova passione quello di scrivermi tutto da solo”.