Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Non chiamatelo cocktail, è “polibibita”. Futurista e autarchico, progetto amarcord

Non chiamatelo cocktail, è “polibibita”. Futurista e autarchico, progetto amarcord

Non chiamatelo cocktail, è “polibibita”. Futurista e autarchico, progetto amarcord
Ricerca storica, ingredienti “Made in” e voglia di stupire: ingredienti semplici, facilmente reperibili. A Natale estraete dal cilindro della memoria la “giostra d’alcool”, le “grandi acque” oppure il “rigeneratore”. LE RICETTE DI AFFARI
Non chiamatelo cocktail, è “polibibita”. Futurista e autarchico, progetto amarcord

Una ricerca storica, una profonda conoscenza dell’arte, ingredienti “Made in” e poi la consueta voglia di stupire: il cocktail che non trovi dai migliori e dai peggiori barman italiani è servito.
Ad estrarre dal cilindro della memoria la “giostra d’alcool”, le “grandi acque” oppure il “rigeneratore” che vuole una banana troneggiare nel bicchiere a cono e destinato a signore di spirito è il barman più colto d’Italia, quel Fulvio Piccinino che ha ricostruito le “polibibite”, la risposta futurista e autarchica italiana ai cocktail degli Anni Trenta.
Convinto assertore della filosofia del “tutto torna”, il piemontese Piccinino ha realizzato un libro dal titolo “La miscelazione futurista, partendo da un’analisi storico, sociologico ed economica del periodo Fascista, anni in cui il gusto del bere doveva per forza essere ancorato ad ingredienti semplici, facilmente reperibili e prodotti rigorosamente nel territorio nazionale e doveva configurarsi come una risposta efficace alla scuola inglese e americana. Solo che alle bevande tradizionali come l’eccellente Vermouth o il sempreverde Mistrà, i marinettiani del futurismo avevano accostato ingredienti prestati a soli fini estetici.
Il volume edito da Cocchibooks a prima vista potrebbe sembrare un manuale per barman sulla via del vintage, in realtà è un vero e proprio testo di storia, costruito su una ricerca profonda del periodo e delle abitudini, incastonato attraverso l’antipolitica del periodo che prendeva le distanze dal potere con lo stupore e la creatività.

Il progetto amarcord dell’alcool è piaciuto ai produttori italiani che hanno deciso di abbracciarlo come operazione di ricerca e di marketing. Ecco che il libro arriva in stampa grazie al contributo dell’astigiano ed esperto di spumante Giulio Cocchi e l’aiuto di Campari, Tassoni, Luxardo, Nardini, Pallini, Strega e Fabbri, brand italiani spinti ad uno sforzo per evitare che il limoncello italiano finisca per essere prodotto in qualche collina australiana.
La miscelazione futurista riunisce produttori, barman e appassionati un una cantina culturale di via dei Banchi Vecchi qualche giorno prima di natale, nel cuore di Roma dove la storia sembra essersi fermata a ridosso dell’ansa barocca. Ed è un salto nel futurismo del passato alcolico del Belpaese che può essere una vera idea per stupire gli amici e mettere alla prova l’uomo o la donna che lavora al di là del bancone e che agita gli ingredienti base del presente come il gin, la vodka o il rum. Prendiamo ad esempio la “giostra alcolica”, presentata all’esposizione coloniale di Parigi del 1931. Gli ingredienti base (rigorosamente miscelati senza pesi specifici) sono Bitter Campari, Barbera d’Asti, cedrata Tassoni e, per stupire, un cubetto di formaggio e uno di cioccolato che vanno inseriti a testa in sù. Sarà poi il “cliente” ad agitarli nella “pozione” e mangiarli rigorosamente in ordine: prima il formaggio, poi il cioccolato, quindi la “polibibita”. Effetto choc&chic assicurato.
Le info sul libro su cocchi.com e sapebere.com. Merita un posto in libreria nella sezione “storia del gusto italiano”.

LE RICETTE SCELTE DA AFFARITALIANI.IT