Solo Stanley Kubrick aveva potuto immaginare tanta violenza nel suo film Arancia Meccanica. E proprio ricalcando le orme della banda dei drughi un gruppo di malviventi si dilettava a compire rapine condite stupri e violenze.
Il gruppo partiva dall’hinterland della Capitale per arrivare nel territorio pontino bussando alla porta di squillo sudamericane e dell’est europeo, con le quali fissavano, dopo aver consultato i diversi annunci su riviste specializzate e/o sui locali quotidiani, un appuntamento fingendosi dapprima clienti e poi in alcuni casi anche appartenenti alle forze dell’ordine.
Una volta entrati nell’appartamento, anziché consumare il rapporto sessuale, sotto la minaccia di una pistola, legavano ed imbavagliavano le donne, che, a volte, venivano anche violentate dal gruppo che prima di scappare, portava via tutti gli oggetti di valore.
Dopo una meticolosa attività investigativa i Carabinieri della Tenenza di Ardea sono riusciti a risalire ad un 24enne di origine romena, D.P., già conosciuto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali, già ristretto presso il carcere di Roma Rebibbia per scontare una condanna a 10 anni di reclusione.
La sua posizione sarà ulteriormente gravata di una nuova accusa perchè ritenuto responsabile di aver sequestrato nel mese di gennaio 2013 ad Ardea una 38enne sudamericana: il ragazzo presentatosi unitamente ad altri complici non ancora identificati, entrato nell’appartamento per consumare un rapporto sessuale a pagamento ha estratto una pistola, priva di tappo rosso, e sotto la minaccia dell’arma ha immobilizzato la donna al fine dapprima di violentarla ed in un secondo momento di impossessarsi di preziosi e altri oggetti di valore oltre alla somma contante di 1.500 euro, in banconote di vario taglio. Prima di andare via i malviventi avevano legato con delle fascette da elettricista la vittima che solo dopo un po’ era riuscita a liberarsi e a richiedere aiuto.
Il cittadino romeno circa un anno fa fu arrestato dai Carabinieri di Latina, in flagranza di reato, quando insieme ad altri tre complici tutti italiani e provenienti da Roma, erano entrati nell’appartamento di una prostituta del luogo con le stessa modalità attuate ad Ardea.
