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“Pochi, disillusi e antieuropeisti”. Il politologo: “Europa matrigna”

“Pochi, disillusi e antieuropeisti”. Il politologo: “Europa matrigna”
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ESCLUSIVO. Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale a La Sapienza, sceglie Affaritaliani.it per un’analisi del voto del 25. “La crisi economica ha sconvolto i nostri Paesi… si va a votare non Parlamento europeo ma per i partiti nazionali. E ci si dimentica dei nostri eletti non il giorno dopo ma già dal giorno prima”
“Pochi, disillusi e antieuropeisti”. Il politologo: “Europa matrigna”
“Pochi, disillusi e antieuropeisti”. Il politologo: “Europa matrigna”
“Pochi, disillusi e antieuropeisti”. Il politologo: “Europa matrigna”

di Valentina Renzopaoli

Antieuropeismo e astensionismo: saranno ricordate per la forte disaffezione dei cittadini le prossime elezioni europee che tra una decina di giorni chiameranno 51 milioni di italiani ad eleggere i settantatrè rappresentanti che siederanno per i prossimi cinque anni nel Parlamento dell’Unione Europea.
Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza all’Università Sapienza spiega ad Affaritaliani.it con quale sentimento e stato d’animo i cittadini dello stivale andranno alle urne e in quale contesto politico, culturale ed economico. Membro dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, il professor Azzariti è stato tra i più decisi promotori del ricorso contro lo sbarramento del quattro per cento introdotta dal Parlamento italiano per le elezioni europee.
Con quale spirito gli italiani andranno a votare per eleggere i propri rappresentanti nel Parlamento Europeo?
“C’è una forte disillusione rispetto alle origini e alle aspettative e purtroppo dobbiamo aspettarci una forte componente antieuropeista. E’ andato in crisi uno dei più grandi progetti immaginati nel dopoguerra. Questa delusione delle aspettative è stata prodotta soprattutto dalla grave crisi economica che ha sconvolto i nostri Paesi. Il Manifesto di Ventotene, il primo documento che negli Anni Quaranta prefigurava la necessità della costituzione di un’Unione europea, conteneva un grande progetto politico e importanti obiettivi di pacificazione: questa aspirazioni originarie sono state in gran parte deluse”.
Per quali motivi si è sviluppato e diffuso questo sentimento antieuropeista?
“Perché in questa fase è in fortissima crisi lo stesso progetto politico dell’Europa. Fino al 2008, sostanzialmente quando la crisi ha iniziato a farsi sentire, c’è stato un forte tentativo di costruire un’Europa politica; tentativo che ha avuto il suo massimo livello nel 2000 con l’approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. In pratica si passava dall’Europa dei mercati, e dei mercanti, all’Europa dei diritti: l’inizio di un percorso di costituzionalizzazione dell’Europa. Il paradosso è che proprio quando il Trattato di Lisbona, firmato nel 2007, conferiva effetto giuridico alla Carta dei diritti, la crisi economica ha spazzato via tutto. Si è interrotto un processo virtuoso e si è tornati indietro. Oggi il cittadino vede l’Europa non come garante dei diritti ma come una matrigna con forti interessi economici”.
Cosa rappresentano le elezioni europee per gli italiani?
“E’ inutile girarci intorno: dell’Europa non possiamo fare a meno. Le posizioni e le prospettive di rinazionalizzazione avranno politicamente successo ma non daranno frutti. L’unica soluzione è ricominciare ad avere una visione politica dell’Europa e recuperare la dimensione dei diritti”.
Su quali aspetti della nostra vita quotidiana influisce l’operato del Parlamento europeo?
“Oltre metà delle norme che oggi si applicano all’Italia sono di origine europea: in pratica l’Europa ci condiziona inevitabilmente. Per venire fuori dalla crisi che ha coinvolto la stessa visione dell’Europa bisogna ridare una spinta propulsiva e cessare di far prevalere le logiche economiche: la rinuncia ai diritti è un costo che dovremmo tutti rifiutarci di pagare”.
Senta professore, ma come mai il giorno dopo le elezioni i rappresentanti italiani eletti al Parlamento europeo vengono dimenticati, avvolti dal buio e dall’oblio? Quasi nessuno ricorda, dopo qualche tempo, nemmeno i loro nomi.
“La crisi dell’idea di Europa è prodotta dalla crisi economica ma anche da una certa, diciamolo, superficialità culturale del nostro europeismo. Fino a poco tempo fa eravamo tutti superficialmente europeisti “per forza”, oggi è il contrario: bisogna essere necessariamente contro l’Europa. Poi c’è un altro aspetto rilevante: le campagne elettorali per le Europee sono in realtà campagne nazionali. Nella percezione dell’elettore medio non si va a votare per il Parlamento europeo ma per i partiti nazionali. Direi che ci si dimentica dei nostri parlamentari eletti non il giorno dopo ma già dal giorno prima”.
In pratica il risultato delle elezioni europee influisce e condiziona la politica nazionale?
“Certo, si va a votare per influire sull’equilibrio politico nazionale: è nelle aspettative di tutti che il 25 maggio si deciderà la sorte di questo Governo, del premier in carica, del signor Renzi, del signor Grillo, del signor Berlusconi. E questa percezione della gente è favorita dagli stessi partiti, dalla stampa, da chi influisce sull’opinione pubblica. Insomma nessuno è innocente di questa distorsione”.
A proposito di politica nazionale, possiamo fare qualche previsione? pensa anche lei che il Movimento5Stelle otterrà un ampio consenso?
“Il mio pensiero è che si esprimerà un distacco tra la società civile e le istituzioni europee e questo avverrà con l’affermazione di quelle liste che si richiamano a temi antieuropeisti, come il Movimento 5 Stelle. Ma chissà cosa avverà al nord con la Lega. E poi dobbiamo aspettarci un’ampia astensione dal voto”.
Roma è sempre stata considerata un “laboratorio della politica”: come si esprimerano gli elettori romani?
“La politica romana ha una sua peculiarità ma credo che in questo clima di disaffezione generalizzato, Roma non si distinguerà dal resto del Paese. Roma fa parte dell’Italia e in questo caso rispecchierà lo stesso clima”.