Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Gallery » Primavalle enclave della ‘Ndrangheta. Sette arresti, una talpa nella Polizia

Primavalle enclave della ‘Ndrangheta. Sette arresti, una talpa nella Polizia

In manette esponenti della famiglia Crea, clan criminale originario della provincia di Reggio Calabria, che gestiva diverse attività commerciali del quartiere romano di Primavalle. Identificato anche un agente della Squadra Mobile che forniva informazioni sulle indagini

Sette persone sono state arrestate nel corso di una operazione della Polizia di Stato contro diversi esponenti della famiglia Crea. Il gruppo criminale originario della provincia di Reggio Calabria, gestiva diverse attività commerciali e si era inserito nel tessuto economico, commerciale e sociale del quartiere romano di Primavalle, imponendo la propria presenza nel territorio.
Tra gli indagati, colpiti da provvedimento cautelare in carcere, è stato altresì identificato un poliziotto, in servizio presso la Squadra Mobile, che è ritenuto responsabile di essersi introdotto nel sistema d’indagine Interforze Sdi, con abuso dei poteri ed in violazione ai doveri inerenti il servizio, per raccogliere informazioni in merito alle indagini a carico dei soggetti coinvolti nell’operazione.

GLI ARRESTI. In manette sono finiti: Enrico Rocco Crea, 67 anni e suo fratello Massimiliano 44 anni. Mario Crea, classe 1988, Mirko Bava, nato nel 1993. Marco Pisani, ’68, Sebastiano Cossu, del 1961 e Valter Mancini, nato nel 1965. Tutti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, per aver agevolato l’operativita’ della ‘ndrangheta, con articolazioni territoriali operanti in Calabria e nella provincia di Roma per il controllo delle attivita’ illecite sul territorio.

LA FAIDA DEI BOSCHI. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, si sono concentrate sulle attività criminali dagli appartenenti alla famiglia calabrese dei Crea insediatasi nella Capitale da diversi anni ed originaria di Stilo (RC), centro dell’alto Ionio reggino situato tra i comuni di Monasterace e Guardavalle, già teatro nel recente passato di violente faide tra famiglie di ‘ndrangheta e, da ultimo, della nota ‘faida dei boschi’ che ha mietuto diverse decine di morti ammazzati tra i clan contrapposti. Proprio l’elevata ostilità tra le famiglie di ‘ndrangheta operanti nel centro di Stilo ha determinato, alcuni anni fa, il trasferimento di alcuni membri della famiglia malavitosa fuori dalla Calabria. In primis i fratelli Adolfo Crea, 1971, e Aldo Cosimo, 1974, cugini degli odierni arrestati, i quali fuggiti dalla guerra di mafia contro i Gallace-Novella, si stabilirono a Torino all’inizio degli anni 2000 per poi essere arrestati il successivo 8 giugno 2011 per il reato di associazione di tipo mafioso, nel corso dell’operazione ‘Minotauro’. Da qui il mutamento della stessa struttura portante del “Locale” di ‘ndrangheta di Stilo che ha visto emergere, in maniera preponderante, la famiglia mafiosa dei Gallace di Guardavalle a discapito dei Novella, dei Vallelunga e dei Sia-Procopio, un tempo capi incontrastati di quel territorio.

A conferma della pericolosità criminale degli odierni arrestati sono state acquisite anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gianni Cretarola – esecutore materiale dell’omicidio di Vincenzo Fermia ritenuto il ‘referente romano’ del noto clan Nirta di San Luca (RC) – il quale ha riferito, con dovizia di particolari, la struttura criminale dei Crea ed i suoi collegamenti operativi con altre organizzazioni presenti nella Capitale, primo tra tutte il clan Alvaro di Sinopoli (RC).
In particolare è emerso il ruolo criminale preminente di Enrico Rocco Crea e del fratello Umberto che nonostante le restrizioni dello stato di detenzione in cui si trovavano, inviavano nel corso dei colloqui in carcere le disposizioni esecutive che venivano puntualmente eseguite, in maniera sistematica, dagli altri componenti ed affiliati della famiglia. Interessante, poi, come i componenti più giovani della famiglia, Mirko Bava e Mario Crea, si recavano periodicamente ai colloqui in carcere, portando notizie e ricevendo le disposizioni che poi distribuivano agli altri affiliati. I due sono stati arresti lo scorso 8 maggio trovati in possesso rispettivamente di un’arma da fuoco priva di matricola e diverse munizioni e di due manufatti esplosivi artigianali. Oltre ai fratello Umberto ed Enrico Rocco, le redini della famiglia erano tenute anche dall’altro fratello Massimiliano, il quale era prevalentemente deputato alla gestione dei traffici di sostanze stupefacenti.

L’attività della Squadra Mobile ha documentato la presenza di altre ‘giovani leve’ che si occupavano di tutte le attività operative della famiglia Crea che andavano dall’incombenza di ‘fare da autista’ agli anziani del sodalizio, all’accompagnamento di ‘ospiti’ che venivano dalla Calabria ed, infine, dall’utilizzo quale ‘manovalanza spiccia’, quando era necessario utilizzare violenza o minacce verso terzi, anche con l’uso delle armi da fuoco, ovvero per dirimere controversie. Tra questi, anche Jacopo Vannicola, genero di Enrico Rocco, arrestato il 22 aprile dello scorso anno per detenzione di sostanza cocaina, Valter Mancini e Sebastiano Cossu che detenevano illecitamente elevate quantità di sostanze stupefacenti di varia natura destinate alla cessione a terzi.
In particolare, proprio l’arresto di Vannicola creerà grande fermento all’interno della famiglia Crea confermando, in tal modo, che il traffico di sostanze stupefacenti costituiva l’attività principale del sodalizio criminale e determinando della famiglia ed i principali affiliati all’organizzazione ad disporre un vero e proprio summit presso un bar in zona Primavalle.