di Alberto Berlini
Era facile pensare che i funerali del gerarca nazista Erich Priebke si sarebbero trasformati in un grande palcoscenico mediatico. Per questo il vicariato prima e il questore poi avevano vietato qualsiasi celebrazione pubblica delle esequie: mai si sarebbe dovuto creare il pretesto per quello che invece è accaduto martedì notte.
L’empasse che si era venuto a creare subito dopo la morte dell’ufficiale delle SS, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, sembrava avviarsi ad una soluzione: la confraternità dei lefebvriani di Albano si era infatti offerta per ospitare i funerali da celebrare in forma privata. La Fraternità sacerdotale San Pio X non è soggetta all’ordinamento del vicariato di Roma ed è nota per lo spirito scismatico con cui si oppone alla Santa Sede e che costò loro una scomunica inflitta da Giovanni Paolo II, e poi revocata nel 2009.
Saputo del passaggio della Salma sul territorio del comune di Albano Laziale è stato il sindaco Nicola Marini il primo ad opporsi, tendo con un’ordinanza di impedire il transito al corteo. Ordinanza che tuttavia era stata prontamente revocata dal prefetto Giuseppe Pecoraro: “I fatti sono semplici – ricostruisce lo stesso Prefetto – mi trovavo di fronte ad una salma e alla legittima richiesta di una famiglia di esequie religiose Che ho autorizzato in una struttura che aveva dato la sua disponibilità in forma privata. Potevo forse negare una benedizione cristiana? I morti sono tutti uguali quali che siano i crimini efferati di cui si sono macchiati da vivi”.

Quello che è successo dopo è la cronaca di una pomeriggio di follia, con manifestanti anti-Priebke che hanno tentato di bloccare il passaggio del carro funebre con calci, pugni e lanciando monetine. Sul palcoscenico sono poi apparsi il solito gruppetto di neofascisti, pronti a dar di mani alla minima provocazione. Così, mentre all’interno dell’istituto religioso si stava preparando la cerimonia, fuori dai cancelli si scatenava il pandemonio con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa a tentare di dividere le opposte fazioni.
Il colpo di scena a tarda notte: il funerale non si fa. È lo stesso prefetto Pecoraro, ora al centro della polemica politica, ha ritornare sui suoi passi e sospendere la cerimonia: un gruppo di militanti di estrema destra era riuscito infatti ad accedere all’area riservata per partecipare alle esequie. Venuto meno il carattere “privato” della cerimonia si blocca tutto. Il sacerdote smette i paramenti e se ne va. L’avvocato Paolo Giacchini, legale della famiglia, rimette il mandato: “Le istituzioni ora dovranno occuparsi della questione”.
La salma lascia Albano a notte fonda diretta all’aeroporto di Pratica di Mare: “Sono in corso contatti con la Germania” conferma il Sindaco di Roma Ignazio Marino. Ma solo quando il corpo del capitano che il 24 marzo del 1944 ordinò di fare fuoco sui 335 romani rastrellati dopo la strage di via Rasella, si potrà scrivere la parola fine ad un triste capitolo della storia recente.




