Oltre due miliardi e mezzo di euro, un solo treno che fa cento metri avanti e indietro, mezza città scoperchiata dai cantieri, 230 milioni di debiti per il Comune, duemila lavoratori a rischio e un progetto completamente sbagliato. Nel caos dei cantieri, un tecnico rompe il silenzio e accusa i colleghi, definendo l’intero progetto e i lavori “il fallimento del genio italico”.
Scrive al sindaco Ignazio Marino Antonio Alei, già collaboratore del Comune ai tempi della Giunta Rutelli, proprio come responsabile dell’Expertise internazionale per la scelta delle tecnologie e successivamente come progettista degli impianti e dei treni per conto della Metropolitana Milanese, chiamata a fornire supporto alla C: “Un progetto stravolto, “scivolato” verso soluzioni sempre più abborracciate, di compromesso e circonvolute, fino alla paralisi attuale”.
Accuse pesanti che coinvoglono politici e tecnici ma anche il general contractor composto da Vianini, Astaldi, Ansalso, Coop Muratori e Braccianti di Carpi e Consorzio cooperative e Costruzioni che ha bruciato un fiume di denaro senza mai rispettare una scadenza. Poi, di fronte agli extracosti per i problemi archeologici ha presentato un conto da un miliardo, poi ridotto dopo un lodo a 230 milioni. Ora se ne occupa la Corte dei Conti, alla quale il Comune ha chiesto di valutare la congruità di quanto sinora pagato e di valutare eventuali danni sui ritardi clamorosi che hanno fatto slittare la consegna.
Ecco il testo della lettera spedita al sindaco di Roma. E’ un atto d’accusa pesantissimo che getta ombre inquietanti sulla più grande opera pubblica del Paese.
Egregio Sindaco Marino,
mi rivolgo a Lei in merito alle annose vicende della linea C di Roma, cui ho assistito sia da attore che da spettatore. Nell’ormai lontano 1995 venni incaricato dall’allora vicesindaco Walter Tocci di coordinare, quale segretario tecnico dell’Expertise indetto dall’Amministrazione, il lavoro dei tre esperti internazionali chiamati a definire la migliore tecnologia da adottare per la futura terza linea di metropolitana.
Successivamente (1998-99) ebbi l’incarico da Metropolitana Milanese, all’epoca consulente del Comune di Roma, di redigere la progettazione definitiva degli impianti e del materiale rotabile.
Da allora si sono succedute altre amministrazioni e altre vicende che hanno visto il progetto iniziale praticamente stravolto nei contenuti e sempre più alla “deriva”. Deriva, tengo a sottolineare, che non è eventualmente da imputare ai soli soggetti politici, rei al più di non avere conoscenze tecniche approfondite e talora spinti da motivazioni socio-economiche che possono non plasmarsi perfettamente alla realtà del contesto in cui l’opera va eseguita.
Una notevole responsabilità nell’andamento di un progetto, o come nel suo precipuo caso professionale, di un intervento chirurgico, è da addebitarsi ai tecnici coinvolti nello stesso. Tecnici sia impegnati direttamente nella progettazione che nell’esecuzione dei lavori, ossia appartenenti tanto al campo dei controllori (amministrazione) che dei controllati (appaltatore).
In sostanza, come ci insegna madre natura, ogni azione necessita di una reazione eguale e contraria. C’è partita se scendono in campo due squadre antagoniste, se la squadra è unica non c’è “gioco”. Nel caso del progetto della linea C non c’è stato effettivo contraddittorio, ma tutto è “scivolato” verso soluzioni sempre più abborracciate, di compromesso e circonvolute, fino alla paralisi attuale.
Tutto questo seguito tanto da un aggravio notevole dei costi di realizzazione che dalla dilatazione dei tempi di esecuzione, oggi difficilmente sostenibili stante la congiuntura economica che attanaglia il Paese.
Le allego per un eventuale approfondimento delle problematiche succitate il documento messo liberamente a disposizione in rete dal titolo: “Rapporto sul progetto della linea C della metropolitana di Roma”e un suggerimento su come proseguire il tracciato e i lavori oltre San Giovanni.
Compito precipuo dell’ingegnere (da ingenium, capacità mentale, creatività) è quello di ottenere il massimo risultato col minimo impegno di risorse sia umane che tecniche, economiche e temporali. La linea C rappresenta un perfetto manuale di come non vanno eseguite le opere. Per me che sono tecnico di lunga esperienza, ma non per questo esente da errori e mancanze, la linea C rappresenta una sorta di “fallimento” dell’ingegneria e del genio italico, in assonanza ad un degrado generale che sembra permeare tutto e tutti e da cui dobbiamo scuoterci il più rapidamente possibile, pena la perdita anche dell’ultimo treno che la storia e il destino ci mette a disposizione.
Antonio Alei

