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“Sono Mario, da 36 ore in attesa in barella”. Pronto Soccorso, la rivolta al San Camillo

“Sono Mario, da 36 ore in attesa in barella”. Pronto Soccorso, la rivolta al San Camillo
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La Cgil denuncia il degrado della sanità con un flash mob di fronte l’ospedale simbolo. e polemizza col presidente Zingaretti: “Siamo convinti che una corretta organizzazione del servizio può migliorare la situazione”. Protesta Cimo: “Esclusi i medici dal confronto in Regione”. LA GALLERY
“Sono Mario, da 36 ore in attesa in barella”. Pronto Soccorso, la rivolta al San Camillo

“Sono un’ambulanza utilizzata per il soccorso 118. Ho 200mila km di duro lavoro e 5 anni di vecchiaia. Aspetto di andare in pensione ma ancora non vengo sostituita”. E poi: “Chiara: infermiera del Pronto soccorso, assegnata all’assistenza di pazienti con ‘codice rosso’, precaria da almeno 15 anni. Nessuna certezza di assunzione, senza futuro”. “Antonio: autista di ambulanza (servizio 118), costretto al lavoro guidando per 16 ore consecutive”. E infine una barella con un manichino e la scritta: “Sono Mario, cardiopatico con problemi respiratori e sono sulla barella da 36 ore in attesa del posto letto”.
Questi i cartelli del flash mob “#ProntoSoccorsoKo” degli operatori sanitari organizzato dalla Cgil. “Si tratta di una manifestazione di carattere nazionale perché vogliamo accendere i riflettori sul grave sovraffollamento del Pronto soccorso al livello nazionale. Abbiamo preso come riferimento il San Camillo-Forlanini perché è uno dei Pronto soccorso piu’ grandi Roma e del Lazio. Ogni volta che ci sono picchi influenzali o cambiamenti di stagione ritorniamo al solito problema. E’ il momento di dire basta – ha detto Massimiliano De Luca, coordinato Rsu del San Camillo – perché la cittadinanza ha il diritto di essere assistita in modo adeguato ma anche il personale non puo’ lavorare in queste condizioni, con continui doppi turni e tensione. Per il segretario generale della Cgil Fp Roma e Lazio, Natale Di Cola, “Continua l’emergenza. In questa iniziativa nazionale a Roma mettiamo in evidenza le criticità del settore e nell’incontro in Regione presenteremo le nostre proposte. Viviamo una situazione di grande difficoltà dovuta ai tagli del governo nazionale e ai limiti sulle assunzioni ma siamo convinti che una corretta organizzazione del servizio puo’ migliorare la situazione”.
“Escludere i medici dal confronto sul caos dei Pronto Soccorso nel Lazio è inammissibile e incomprensibile. Non staremo fermi a guardare, ma faremo sentire la nostra voce, per il rispetto dei medici e dei cittadini che continuano a subire le conseguenze di questa situazione vergognosa”. Così il Segretario Regionale Cimo Lazio, Giuseppe Lavra, commenta in una nota “la convocazione da parte della Regione delle tre sigle confederali, il 23 gennaio, per discutere possibili soluzioni alla drammatica situazione in cui da tempo versano i Pronto Soccorso del Lazio, escludendo però i medici”.
“Non capiamo davvero perché il presidente Nicola Zingaretti continui a escluderci e a ignorare le nostre proposte – prosegue Lavra – con questo atteggiamento si rifiutano consigli e soluzioni di chi conosce bene quelle realtà, vivendoci tutti i giorni, e di chi saprebbe come risolvere aspetti organizzativi e problemi di ordine clinico. Noi agiamo nell’interesse di tutti per il buon funzionamento del Servizio sanitario regionale e non abbiamo neanche il diritto di essere ascoltati. Facendo così, il Governatore non ci intimidisce, ma ci spinge, anzi, a svolgere con sempre maggiore impegno il nostro compito istituzionale nella sua pienezza”.
Cimo Lazio, conclude Lavra, oltre a denunciare il comportamento di Zingaretti che “mette in discussione la professionalità della categoria e i principi del confronto e della democrazia, proclama lo stato d’agitazione e preannuncia ulteriori iniziative di protesta civile a tutela dei medici che si sentono offesi dal suo atteggiamento”.