E’ nel cuore di Roma il software che permette la connessione e il coordinamento di una rete di telemedicina che cura e assiste pazienti a 6500 chilometri di distanza. Il sistema, un gioiello informatico autoprodotto parte da dentro le mura antiche dell’ospedale San Giovanni ed ha i suoi terminali sono laggiù nei paese dell’Africa centrale sulle rive del lago Malawi nell’omonimo paese, in Tanzania, Mozambico. E’ una eccellenza della sanità laziale che dopo pochi anni di rodaggio, nasce nel 2009, si misura ad armi pari con i modelli messi in campo da blasonate multinazionali della comunicazione che vedono, giustamente, nei sistema avanzati di trasmissione a distanza di referti e immagini, il nuovo campo di sviluppo della sanità non solo a livello regionale ma nazionale.
La Regione per fortuna ne ha consapevolezza e infatti lo ha indicato come capofila insieme al Gemelli e al San Camillo del progetto per collegare le strutture d’emergenza con i Dipartimenti dei grandi ospedali per trasmettere a distanza tac e radiografie. Il progetto dovrebbe diventare concreto a gennaio, ma arranca un poco. Intanto in Africa corre.
“Attraverso la telemedicina mettiamo a disposizione dei nostri colleghi in Africa un vero e proprio ospedale con il patrimonio di competenze presenti nelle strutture europee – spiega Michelangelo Bartolo primario del servizio di telemedicina dell’Azienda ospedaliera S. Giovanni Addolorata e animatore della onlus Ght (Global Health Telemedicine) che coordina il progetto – proprio lo scorso mese di novembre abbiamo tenuto un corso multispecialistico a Blantyre in Malawi per i medici della Tanzania, del Kenia e del Mozambico, in collaborazione col programma Dream di Sant’Egidio, che utilizza la sanità elettronica per potenziare l’attività in 10 dei suoi 42 centri di assistenza diffusi in 10 paesi africani”.
Durante il corso cardiologi, neurologi, infettivologi, internisti, epatologi, dermatologi, angiologi e radiologi italiani hanno portato le loro conoscenze ed esperienze a 50 colleghi dell’Africa sub-sahariana.
Il corso ha trattato anche comuni patologie croniche in aumento anche nell’Africa sub-Sahariana che spesso vengono ignorate, non diagnosticate e quindi non trattate. Cardiologia, neurologia, angiologia, chirurgia, epatologia, radiologia malattie infettive con una particolare attenzione all’epidemia di Ebola, sono alcune specialità mediche trattate durante il corso. Uno dei docenti, il dottor Giorgio Scaffidi, già direttore del pronto soccorso cardiologico dell’Ospedale San Giovanni, e scomparso proprio in questi giorni, ha tenuto le sue lezioni direttamente da Roma, a 6500 km di distanza. La onlus GHT ha installato 8 Centri di Telemedicina in Malawi, Tanzania e Mozambico; da questi paesi giungono via web richieste di teleconsulto e di refertazione di ECG. Le risposte sono rapide e soprattutto simulano un centro diagnostico e terapeutico europeo.
Dai centri collegati vengono inviati una sintetica descrizione del paziente, della sua storia clinica e del suo esame obiettivo, l’elettrocardiogramma, i valori di pressione, frequenza cardiaca ed ossigenazione del sangue e, se necessario e possibile, delle sue analisi del sangue. Lo specialista che opera da tutta Italia, immagina un paziente reale, innanzi a sé e fornisce le risposte richieste, tenendo presenti i limiti locali sulla disponibilità degli strumenti diagnostici e dei farmaci . Dagli 8 centro centri in pochi mesi sono giunti oltre 1200 teleconsulti. Al termine del corso sono stati inaugurati altre due punti di telemedicina a Blantyre, finanziato dalla onlus “Nico i frutti del chicco” ed a Balaka, sempre in Malawi. Dal allora ad oggi il numero dei teleconsulti provenienti dall’Africa è decisamente aumentato e ogni giorno arrivano una ventina di richieste di second opinion dai più disparati centri sanitari africani. A Maputo nel prossimo di marzo, grazie alla collaborazione attiva dell IRCCS Carlo Besta di Milano verranno refertati elettroencefalogrammi a distanza. La telemedicina in Africa corre, nel Lazio è sulla pista di lancio ma fatica a decollare.
Ali al progetto sono arrivate da un libro : “La nostra Africa. Cronache di viaggio di un medico euroafricano” scritto proprio da Michelangello Bartolo primario ma anche scrittore di valore. Dal successo di questo romanzo che ha avuto 3 edizioni e 17 riconoscimenti letterari è nata la Global Health Telemedicine, la onlus che cura pazienti distanti 6500 chilometri.
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ECCELLENZA ROMANA. Nel cuore dell’ospedale San Giovanni il software della rete di telemedicina che cura e assiste pazienti a 6500 chilometri di distanza. Spiega Michelangelo Bartolo primario del servizio: “Mettiamo a disposizione dei nostri colleghi in Africa un vero e proprio ospedale con il patrimonio di competenze presenti nelle strutture europee”
