Entrare nell’arena di uno dei locali più in voga dell’estate capitolina e sentire la voce di Don Gallo e vedere tanti giovani seduti ad ascoltare le parole di un parroco tanto amato quanto inviso all’ortodossia. Anche questo è il Gay Village, una sorta di Libera Repubblica sorta all’interno del Grande Raccordo Anulare, uno stato nello stato che da 12 anni esiste per il tempo di un’estate, prima di dileguarsi nelle pieghe di una città mutevole e aperta.
Apporre la dicitura “Gay” a quello che era il villaggio estivo di Testaccio 12 anni fa è stata una scommessa vinta contro quelle che erano le resistenze di quanti pensavano potesse diventare un elemento di esclusione. La storia ha dimostrato tutt’altro e se dal Centro Storico si è spostato in periferia, al Campo del Ninfeo all’Eur, null’altro è cambiato rispetto alle origini, così come il nome diventato un vero e proprio brand: “Abbiamo scommesso sull’identità – spiegano gli organizzatori – ma che non vuole essere esclusiva, bensì un grande villaggio aperto in cui, come recita il cartellone all’ingresso, tutti sono i benvenuti, tranne l’omofobia”. I numeri raccontano di un successo di pubblico: l’inaugurazione di giovedì ha visto varcare i cancelli ad oltre 5mila persone, un pubblico appartenente alla comunità lgbt ma non solo. L’emblema della trasgressione è un format che attira, una festa in cui si mescolano spettacoli e impegno per i diritti civili.
Un impegno che Vladimir Luxuria, nuovo direttore artistico, ha voluto rafforzare e sottolineare ancora di più rispetto al passato. Autoproclamatasi “premier” di questo piccolo e rumoroso stato, ha dettato le regole: una carta d’identità per quanti si sentano di appartenere agli ideali di libertà sessuale, così come una cittadinanza onoraria a personaggi del mondo dello spettacolo che vogliano suffragare la causa. Poiché è spettacolo ma anche impegno politico: “Vorremo che in questi 40 giorni si arrivi all’istituzione del registro delle unioni civili anche a Roma – racconta Valdimir Luxuria ad Affaritaliani.it – sarebbe bellissimo festeggiare con una grande festa qui al Village. Nel frattempo qui butteremo dei sassi per smuovere una politica rimasta indietro ed immobile. Una consigliera comunale sarà qui a celebrale i matrimoni per tutte le coppie che non sono tali per la legge italiana”. E quel consigliere è Imma Battaglia attivista e fondatrice del Di Gay Project e vera anima del Gay Village. “In questi anni abbiamo assistito ad un continuo degrado culturale di Roma – spiega ad Affaritaliani.it la neoconsigliera eletta tra le file di Sel – ma ora possiamo ripartire. E perché no, sfruttare la pedonalizzazione dei Fori Imperiali per creare un grande Parco della Memoria in cui troveranno posto anche le testimonianze di quelle che erano le pratiche omosessuali che da sempre hanno trovato posto anche nella storia dell’antica Roma”.
Così tra spettacoli, proposte teatrali e cinematografiche con un occhio particolare alla tutela dei diritti civili, sono iniziati i 40 giorni del Libero Stato del Gay Village. Quindicimila metri quadrati, 400 persone impiegati, due milioni e mezzo di euro di investimento. In tutto 40 giorni di programmazione, dal giovedì al sabato, con ingresso gratuito (fino a mille persone), dalle 20 alle 21 e a 8, 10 e 18 euro, rispettivamente, il giovedì, venerdì e sabato. Tra i numerosi ospiti previsti, Virginia Raffaele il 25 luglio che duetterà con Valdimir Luxuria sul palco e Lina Wertmuller per una serata di teatro il 19 luglio. L’11 settembre, Paolo Ruffini, da Colorado, presenterà la prima edizione di “Troppi Film Etero? Doppia un film Gay”: i grandi classici cinematografici verranno doppiati in chiave rainbow. Dopo gli spettacoli poi si balla, doppio palco e doppia sonorità pop e house e uno spazio per il Karaoke.

