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Le tolgono la bambina. “Buttò il primo figlio nel cassonetto”

Il Tribunale dei Minori “a scopo precauzionale” ha tolto ad una neo mamma la sua neonata. La donna è sotto processo: nel 2013 lasciò tra i rifiuti il feto del suo primo figlio, frutto di una gravidanza indesiderata e nascosta alla famiglia. L’orrore nella confessione alla Polizia durante la quale raccontò istante per istante il parto finito tragicamente. Poi, mentre ancora il processo deve arrivare a conclusione la nuova gravidanza. Ora la piccola è stata affidata ad una Casa famiglia di Roma

E’ accusata di aver ucciso e abbandonato in un cassonetto della spazzatura il figlio appena nato, per questo il tribunale dei minori di Roma ha deciso di togliere alla donna diventata nuovamente mamma, la piccola di appena tre mesi.
La decisione “a scopo precauzionale” era stata sollecitata pubblico ministero Paolo D’Ovidio, titolare del procedimento che vede Marika S. sotto processo: due anni fa nei pressi dell’Ospedale San Camillo venne trovato un feto di un bambino. La vicenda per cui la sentenza di primo grado davanti alla corte d’Assise è attesa ad aprile, vede la donna sul banco degli imputati per omicidio volontario.

La donna, all’epoca 25enne, aveva fatto mettere a verbale come avesse passato tutta la giornata portando in giro per la città il figlio appena partorito e morto chiuso in una busta del supermercato e poi, a notte fonda – dopo essersi sentita male per l’ennesima volta – l’aveva gettato in un cestino dei rifiuti proprio alle spalle del reparto di ginecologia dell’ospedale sulla Gianicolense. Tutto per nascondere la gravidanza indesiderata alla famiglia. “Il piccolo era nato morto – si era difesa la donna – Mi è anche scivolato nel water e poi l’ho ripreso. L’ho avvolto in un telo, l’ho messo nella busta e l’ho chiuso in un armadio, poi mi sono messa a dormire fino alle due del pomeriggio”.
“Dopo essermi svegliata – continua il racconto -, mi sono vestita, sono andata a casa di mio padre per prendere degli assorbenti perché continuavo a perdere sangue. Avevo sempre la busta con me. Mi sono cambiata e ho raggiunto una mia amica in piscina. Abbiamo preso un aperitivo, poi abbiamo fatto un giro in autobus e sono tornata a casa intorno alle 23. Stavo male – conclude la ragazza – e così sono andata al San Camillo, in autobus”. Interrogata anche dai medici dell’ospedale, la giovane aveva in un primo tempo glissato su dove si trovasse il figlio, spiegando di aver raggiunto il nosocomio accompagnata da una conoscente. Una bugia che è stata presto scoperta.
Poi il processo e la nuova gravidanza. Ora la piccola è stata affidata ad una Casa famiglia di Roma.