di Valentina Renzopaoli
Ha sedotto il cuore dei romani a tempo di record, con l’ironia e la semplicità disarmante che solo un uomo “di strada” può mostrare. Con il suo abito bianco e disadorno, la grande croce di ferro, gli occhialetti ovali che lo rendono così familiare, i gesti informali e da “comune mortale”, il suo italiano pressoché perfetto, il sorriso aperto, Papa Francesco è già il Papa di Roma, acclamato con cori da stadio fin dai primissimi minuti, nella sua prima domenica da Pontefice ha confermato il suo carisma. Un talento naturale per la comunicabilità. Giovani, famiglie, passeggini, tantissimi bambini, suore e preti, anziani, credenti e turisti: una folla da 150mila persone secondo il portavoce della Santa Sede Padre Lombardi, 300mila secondo la Questura che ha fatto i salti mortali per garantire che tutto scorresse senza intoppi in una domenica davvero complicata. Una folla in delirio per il primo Angelus di Francesco.
Bandiere colorate come la pelle delle numerose etnie presenti, manifesti e striscioni a sfidare il vento rivolti verso quella finestra della Terza Loggia che si è aperta con puntualità svizzera e da cui si è affacciato per la prima volta il “nuovo re di Roma”, dietro uno stendardo papale senza stemma Pontificio. “Fratelli e sorelle buongiorno” un boato, le mani che sventolano, gli occhi che si inumidiscono, un nodo alla gola per l’emozione, la gioia e soprattutto la speranza che sia davvero lui il pastore capace di restituire fiducia, riavvicinare i giovani, infiammare gli animi, ricostruire valori e ideali che nessun’altra istituzione sembra in grado di far rispettare ed esaltare.
Il Papa che conquista lo spazio emotivo che non rivestono più la politica, la scuola, persino la famiglia. Parla con semplicità di perdono, di misericordia, racconta l’episodio di una vecchietta incontrata a Buenos Aires, una nonna “perché dai noi gli anziani li chiamiamo nonni” spiega, che durante la confessione mostra una sapienza degna di un’allievo dell’Università Gregoriana. Poi cita il libro del cardinale Kasper “un teologo in gamba” dedicato alla misericordia, ma poi si preoccupa di sottolineare che la sua non è pubblicità ai libri dei suoi cardinali. E di nuovo la piazza viene trascinata dall’allegria. Arrivano dalle parrocchie dei quartieri centrali e dalle periferie, in piazza un folto gruppo di neocatecumenali delle comunità romane, intonano canti, suonano la chitarra e ballano in cerchio.
Poi ci sono i tostissimi PapaBoys, arrivano quasi per primi la mattina presto fin sul sagrato, con i giovani del Centro Internazionale San Lorenzo, un gruppo di studenti provenienti da tutto il mondo che hanno pregato in adorazione perpetua ininterrottamente per oltre 48 ore durante i giorni del Conclave nella bellissima cappella del Centro dietro via della Conciliazione, organizzando turni giorno e notte, perché lo Spirito Santo guidasse la penna dei cardinali elettori. Il loro leader Daniele Venturi sul suo profilo facebook pubblica un post “In queste ore tutti innamorati di #PapaFrancesco.. Resterete fedeli a questo Amore quando il Papa parlerà forte contro le derive del mondo?”.



