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“Un oltraggio la fiction su Rino Gaetano”. Misteri e verità, il processo a teatro

L’INTERVISTA. “Figlio unico” della canzone italiana, con la sua musica ha raccontato un ventennio della storia italiana. Ad Affaritaliani.it David Gramiccioli spiega i retroscena di un progetto che vuol far luce su tanti punti ancora oscuri della sua vita

Dal 15 al 17 aprile presso il Teatro delle Muse a Roma, ritorna per la terza volta la pièce teatrale “Avrei voluto un amico come lui. Omaggio a Rino Gaetano” di David Gramiccioli. Un tributo al grande cantautore, definito “figlio unico” della canzone italiana, ma anche un’occasione per conoscere un altro volto della Storia del nostro Bel Paese.
“Parliamo di fatti di cronaca e vicende che riguardano il regicidio, l’armistizio dell’8 settembre 1943, il boom economico, la tragedia di Vajont. E poi, la contestazione al terrorismo, il maxiprocesso, tangentopoli, la caduta della prima repubblica e la nascita  della cosiddetta seconda”. Ad Affaritaliani.it David Gramiccioli, giornalista d’inchiesta e speaker radiofonico, vincitore del premio Diritti Umani 2012, spiega i retroscena di questo particolare progetto teatrale.
La pièce abbraccia un lungo periodo storico. Perché ha scelto proprio le canzoni di Rino Gaetano per raccontarlo?
“Perché Rino Gaetano con le sue canzoni ha raccontato la storia di questo  paese, del nostro popolo, nessuno prima di lui e nessuno dopo di lui. Sono state pubblicate diverse recensioni, libri e addirittura una fiction”.
Quanto ha influito tutto ciò sulla preparazione dello spettacolo?
“Beh, dovreste chiederlo ad Alessandro, il nipote di Rino. Oggi è insieme a me in scena, ma all’inizio temeva un’altra mistificazione della vita dello zio. Tra l’altro la fiction è stata una porcheria assoluta, un oltraggio alla memoria di un eroe popolare”.
Alcuni dicono che Rino Gaetano sia stato un eroe, altri che era un massone. Anche la sua morte sembra un mistero. Esistono addirittura ipotesi in cui si  pensa che sia stato assassinato. Lei come spiega queste contraddizioni?
“Rino Gaetano non era un massone, non avrebbe mai aderito alla massoneria. Sulla sua morte ho sempre lasciato intendere che si è trattato, secondo me, di un tragico incidente. Nelle prossime rappresentazioni sarò ancora più chiaro nelle dimostrazioni”.
Questa opera teatrale fra pochi giorni andrà in scena su richiesta del pubblico per la terza volta. A parte la sua bravura possiamo parlare di un notevole successo per il Teatro d’Inchiesta. Pensa che sarebbe opportuno creare un progetto insieme alle scuole superiori?
“Durante i precedenti spettacoli i ragazzi sono stati una piacevolissima sorpresa, quindi ben venga un loro totale coinvolgimento sul teatro d’inchiesta”.