Qualcuno spiava lo staff del presidente Nicola Zingaretti e forse lo stesso presidente. Dopo Renata Polverini nel 2011, ancora un ritrovamento di apparati “da barbe finte” alla Regione Lazio. Una “cimice”, una classica microspia in gradi di registrare le conversazione e ritrasmetterle è stata ritrovata nella sala riunioni della Presidenza. Si apre un nuovo caso “watergate dei noantri” alla Regione Lazio, dove, scrive la Regione in un comunicato “nella giornata di sabato, nel corso di una periodica verifica delle difese fisiche ed elettroniche a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza, è stato rinvenuto dentro una poltrona della sala riunioni un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione all’esterno”.
La denuncia arriva dagli uffici del presidente Nizola Zingaretti che spiegano “di aver informato del ritrovamento l’Arma dei Carabinieri per la dovuta denuncia, e immediatamente la Procura della Repubblica di Roma dell’avvenuto ritrovamento. La Presidenza della Regione confida al più presto che le indagini facciano luce su questo ritrovamento inquietante. Da parte nostra continueremo nell’opera di rinnovamento, trasparenza e autonomia a difesa dell’interesse pubblico che abbiamo iniziato sin dal primo giorno del nostro arrivo”.
Dopo il ritrovamento della microspia nella sala riunioni della giunta regionale, il presidente Nicola Zingaretti si è recato a piazzale Clodio a colloquio con il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone. L’apparecchio ricetrasmittente, secondo quanto si è appreso, era di fattura dozzinale.

