Cronache

Teatri in allarme, il Manzoni di Milano: servono certezze

 

Milano, 22 ott. (askanews) - I teatri italiani soffrono e per molti, soprattutto i privati, c'è il rischio di non farcela a causa delle restrizioni per il Covid. Il Teatro Manzoni di Milano, tra mille difficoltà ha riaperto ma la situazione è molto complessa come spiega il direttore Alessandro Arnone. "Diciamo che Milano segue le ordinanze della Regione Lombardia che hanno derogato ai Dpcm attualmente in vigore, quindi possiamo utilizzare l'intera capienza della sala col distanziamento sociale di un metro, quindi possiamo contare sul 50% di capienza".Con questi numeri stare dentro nei costi è praticamente impossibile. "La realtà del teatro è molto complessa, già con la piena disponibilità della sala chi non ha sovvenzioni pubbliche non riesce a far quadrare ricavi e costi figurarsi con mezza sala".Il punto chiave sono proprio gli aiuti. "E' chiaro che il vero grido di dolore è quello del teatro privato, a Milano ci sono tanti teatri che usuruiscono da sempre di importantissimi contributi pubblici e che sono riusciti a partire e a fare stagione grazie ai soldi dei contribuenti. Chi non ne usufruisce ha potuto usare qualche intervento straordinario ma sono dei cerotti che ci permettono di sopravvivere nel brevissimo. Deve essere ripensato l'intero sistema dei contributi pubblici perchè il teatro privato porta in sala 500.000 persone ogni anno e non può essere così trascurato. Ci sono teatri a Milano che ricevono 40 volte il contributo che riceve il Manzoni, noi prendiamo 50 mila euro l'anno e ci sono teatri che prendono fino a 4 milioni, è molto difficile lavorare in queste condizioni".Le prospettive sono fosche, soprattutto per la grande incertezza sulle prossime misure di contenimento dei contagi. "La vera preoccupazione è legata al mestiere di fare teatro che richiede una programmazione, bisogna partire con molto anticipo e avere regole certe, lavorare come stiamo facendo vivendo alla giornata, con Dpcm rimasti in vigore per 4 giorni, quindi è quasi impossibile riuscire a programmare perchè non sappiamo quali saranno le regole in vigore quando lo spettacolo andrà in scena. Oggi cerchiamo di barcamenarci in questa situazione complicatissima. Il punto di non ritorno: il 50% della sala è già molto faticoso, dovessimo scendere dovremmo prendere in seria considerazione di non aprire".