Culture

De Rita (Censis): come ho vissuto la pandemia? Me ne sono fregato

 

Roma, 23 apr. (askanews) - "In modo molto cinico 'me ne sono fregato', nel senso che non ho usato la mascherina, sono venuto in ufficio tutti i giorni, sia il precedente lockdown, sia l'attuale, ho continuato a viaggiare quando si poteva. Ho ritenuto che di fronte a una pandemia la reazione migliore fosse l'ordinarietà dei comportamenti. Se invece ti metti lì con la paura in agguato, non vuoi vedere nessuno, incontri una persona e passa dall'altra parte della strada, sei finito. Hai il diritto e dovere di dire a quella persona che sei andato a salutare e non è neppure scesa al portone perché ti saluta solo dal terrazzo o la finestra ti 'mandarla a morì ammazzato!'. Ci deve essere una sanità mentale, perché buona parte della pandemia ha una dimensione di paura profonda, non razionale, di paura sconosciuta. Io non l'ho avuta e quindi non so, ma conosco tante persone che l'hanno avuta: così il sociologo Giuseppe De Rita, 88 anni, tra i fondatori e attuale presidente del Censis, ai microfoni di askanews, ha raccontato come ha vissuto l'emergenza sanitaria, in occasione della presentazione del rapporto Italcomunications-Censis "Disinformazione e Fake news durante la pandemia: il ruolo delle agenzie di comunicazione"."La dimensione personale è proprio quella di dire: se arriva arriva, se non arriva io continuo. Il brutto è stato che c'era la paura che se fosse arrivata sarebbe finito e morivi. Perché nessuno ci ha detto che si poteva curare, a parte qualcuno che ha parlato di monoclonali, come fatto con Johnson o Trump li rimpiamo di monoclonali, ma se arrivavo io... Quello è stato il punto più difficile, perché sembrava una malattia incurabile, perché se arrivava andavi in terapia intensiva e morivi là. Ora si è un po' allentata la tensione e quella paura non c'è più e cominciamo a ragionare, a parlare, cominciamo a vedere gente per strada e a dire 'facciamoci una passeggiata a Villa Ada', però non è ancora passata del tutto la paura e in parte si è trasferita sul vaccino. Il secondo vaccino ti viene il tremito, è la cultura orale che molto spesso (fa confusione), bisogna evitarla, solo l'informazione pubblica stabilita", ha suggerito il sociologo, che a luglio compirà 89 anni e ha già ricevuto - ha confidato - due dosi di Moderna.


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