Il caso Garlasco torna al centro del dibattito televisivo e lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Ospite di Mattino Cinque, l’avvocato Antonio De Rensis affronta frontalmente una delle ipotesi più discusse: quella di uno spostamento dell’orario del delitto.
Il tono è ironico solo in apparenza. De Rensis parla di “ipotesi fantascientifica”, arrivando a dire che per raccontarla bisognerebbe “indossare una tuta da astronauta”. Ma dietro la battuta c’è un punto preciso: certe ricostruzioni, spiega, nascono da suggestioni che ignorano un dato chiave.
Quel dato ha un orario preciso: le 9:36. Secondo il legale, da quel momento in poi Alberto Stasi sarebbe “fuori dai giochi”. Ed è qui che il discorso si fa più teso: se qualcuno decidesse di ricostruire diversamente quella fascia temporale, allora – avverte – cambierebbe tutto.
Nel mirino finiscono anche le certezze tecniche: i RIS, i consulenti, le perizie considerate intoccabili. Chi è “di parte” e chi invece viene trattato come Vangelo? Può sbagliare anche chi è giudicato un luminare europeo? Le domande restano sospese, senza risposta immediata.
La chiusura è una frase che blocca lo studio: “Se l’orario dovesse essere spostato, Alberto Stasi non esiste più.” Non una provocazione, ma una linea rossa. E a questo punto il dubbio resta aperto: davvero tutto il caso poggia su quei minuti?
