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Sanremo e la scarsa presenza femminile nel cast, Carlo Conti schiva le polemiche: “Io scelgo le canzoni”

Il direttore artistico respinge le accuse sul cast: “Nessuna preferenza, conta solo la musica”

Sanremo e la scarsa presenza femminile nel cast, Carlo Conti schiva le polemiche: “Io scelgo le canzoni”

La scarsa presenza femminile nel cast di Festival di Sanremo 2026 continua ad alimentare il dibattito, ma Carlo Conti non arretra di un passo. Di fronte alle domande insistenti dei giornalisti, il direttore artistico ha scelto una linea netta, schivando le polemiche e rivendicando il metodo con cui è stato costruito il Festival.

«Io scelgo le canzoni», ha risposto Conti, chiarendo che la selezione non è mai avvenuta sulla base del genere degli artisti. Un’affermazione ripetuta più volte durante il confronto, nato dalle critiche sulla presunta sproporzione tra presenze maschili e femminili in gara, nonostante un momento discografico che vede molte artiste protagoniste delle classifiche.

Il conduttore ha respinto l’idea di una scelta “sbagliata”, ammettendo semmai la possibilità di errori fisiologici, ma non di una linea discriminatoria. «Posso sbagliare, ma sono sicuro che non è sbagliato», ha sottolineato, rimarcando come ogni decisione sia stata presa esclusivamente sulla base dei brani presentati.

Nel botta e risposta con i cronisti, è emerso il cuore della questione: se in un panorama musicale dove la produzione femminile è considerata fiorente, alcune artiste avrebbero potuto trovare spazio sul palco dell’Ariston. A questa osservazione, Conti ha risposto ribadendo il principio guida del suo lavoro: «Solo le canzoni, indipendentemente da chi le abbia scritte o interpretate».

Una posizione che punta a spostare il confronto dal tema della rappresentanza a quello del merito artistico, ma che non spegne del tutto il dibattito. Sanremo, da sempre specchio della società e della sua evoluzione, resta un terreno sensibile su cui si incrociano musica, cultura e temi sociali.

La replica di Conti segna comunque una linea chiara: nessuna scelta “per quote”, nessuna preferenza di genere, ma una selezione costruita — almeno nelle intenzioni — esclusivamente sulla qualità dei brani. Una difesa destinata a far discutere ancora, mentre il Festival continua il suo percorso tra musica e polemiche.