Durante i mesi di vacanza sono diverse le cause di rottura tra le coppie, come la convivenza forzata prolungata, le aspettative poi deluse sulla vacanza e anche il maggior tempo a disposizione per riflettere sul proprio rapporto. Secondo le statistiche, infatti, circa il 30% delle crisi che portano a settembre a richieste legali di separazioni matura proprio durante i mesi esitivi. Non mancano le distrazioni, i flirt e la scoperta di intrighi nascosti.
Sempre più coppie si affidano alla Intelligenza Artificiale come consigliere, ma siamo sicuri sia risolutiva dei nostri problemi? O ci faccia, invece, prendere decisioni affrettate e non comprenda le vere dinamiche emotive degli esseri umani e si metta di traverso rovinandoci le relazioni? Ci fa riflettere anche l’episodio accaduto al Premio Nobel Geoffrey Hinton, che ha raccontato al Financial Times che la sua ragazza lo ha lasciato utilizzando ChatGPT!
Porbabilmente-e noi lo crediamo-parlare con un terapeuta, è utile. Lo abbiamo fatto noi di Affaritaliani Roma, interpellando un sessuologo di fama internazionale, Gianpaolo Furgiuele, che ha analizzato anche diverse figure del panorama politico mondiale ed è autore di diversi libri.
Il parere dell’esperto
“Più che dire che le coppie si lasciano “per colpa dell’intelligenza artificiale”, credo sia più corretto affermare che l’IA rende visibili fragilità relazionali già presenti. Le tecnologie non creano dal nulla una crisi di coppia, ma possono amplificarla”-sottolinea Gianpaolo Furgiuele, psicoanalista e sessuologo
Perchè, a suo avviso, si tende a confidarsi più facilmente con un chatbot che con il partner?
“Ci si confida più facilmente con un chatbot perché non interrompe, non giudica, non si offende e non mette realmente in discussione l’immagine che abbiamo di noi stessi. Nella relazione di coppia, invece, ogni confidenza comporta il rischio di un conflitto. L’intelligenza artificiale elimina gran parte di questo rischio e restituisce un’esperienza di ascolto percepita come sicura. In una società in cui molte persone sperimentano solitudine, ansia da prestazione e difficoltà comunicative, è comprensibile che questo tipo di interlocutore possa risultare particolarmente rassicurante”.
In che modo l’AI può rafforzare il bisogno di sentirsi confermati?
“Il problema nasce quando questa rassicurazione si trasforma in una strategia di evitamento. Ogni relazione affettiva cresce attraverso il confronto. Se ci abituiamo a rivolgerci a un interlocutore che tende ad accogliere e organizzare i nostri pensieri senza rappresentare una reale alterità, rischiamo di perdere progressivamente la capacità di negoziare. La relazione di coppia richiede di confrontarsi con un’altra soggettività. Un chatbot, per quanto sofisticato, è invece progettato per mantenere la conversazione centrata sull’utente”.
Quando l’uso dello strumento diventa evitamento del conflitto reale?
“Da questo punto di vista è interessante il richiamo a Le nuove malinconie di Massimo Recalcati. Pur non parlando di intelligenza artificiale, il libro descrive una soggettività contemporanea che fatica a confrontarsi con il limite e con l’alterità. L’IA può diventare il simbolo di questa trasformazione. Un interlocutore sempre disponibile, capace di offrire conferme immediate e di adattarsi continuamente ai bisogni dell’utente. Il rischio non è innamorarsi della macchina, ma preferire una relazione prevedibile a una relazione autentica. Eppure è proprio l’imprevedibilità dell’altro, la possibilità di essere contraddetti e la necessità di negoziare che fanno crescere una coppia e mantengono vivo il desiderio”.
Può nascere una forma di attaccamento emotivo verso un interlocutore artificiale? Quale differenza esiste tra usare l’IA per mettere ordine nei pensieri e affidarle decisioni sentimentali?
“È possibile sviluppare una forma di attaccamento emotivo verso un’intelligenza artificiale. La psicologia mostra da tempo che gli esseri umani possono investire affettivamente oggetti, personaggi immaginari, assistenti vocali o interlocutori virtuali. Se un sistema ricorda ciò che diciamo, utilizza un linguaggio empatico ed è sempre disponibile, può suscitare un autentico sentimento di vicinanza. Quel legame è reale per la persona che lo vive, ma non è una relazione reciproca. La distinzione fondamentale riguarda quindi l’uso che ne facciamo. Utilizzare l’intelligenza artificiale per mettere ordine nei propri pensieri, prepararsi a una conversazione difficile o esplorare le proprie emozioni può essere uno strumento utile, come scrivere un diario o rileggere una pagina che ci aiuta a riflettere. Diventa invece problematico quando si delegano all’IA decisioni sentimentali o quando essa sostituisce il dialogo con il partner, gli amici o un professionista. L’amore non si costruisce sulla conferma continua delle proprie convinzioni, ma sulla capacità di incontrare un’altra persona nella sua irriducibile diversità”.

