Prima della guerra era un’insegnante di danza, una madre, una donna con una vita scandita da lezioni, musica e quotidianità. Oggi è una cecchina dell’esercito ucraino. La storia di Tetiana Khimion, 47 anni, racconta più di mille analisi cosa significhi essere travolti da un conflitto che cambia tutto.
Khimion viveva a Sloviansk, nella regione orientale del Paese, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Con due figli da proteggere e una città diventata bersaglio, la sua carriera nella danza si è interrotta bruscamente. La scelta è stata obbligata: arruolarsi nelle forze armate.
All’interno dell’esercito ucraino, Khimion ha deciso di seguire un percorso particolare. «Quando andavo al parco con i bambini, a volte mi esercitavo in un piccolo poligono di tiro. Riuscivo a centrare il bersaglio e persino a vincere piccoli premi. Così ho pensato: forse posso farlo», ha raccontato. Nell’agosto 2023 è diventata ufficialmente un “tiratore scelto” nel 78° Reggimento d’assalto aereo, un ruolo cruciale nelle operazioni di combattimento a corto raggio.
Il suo compito è fornire copertura ai gruppi d’assalto durante le missioni, una responsabilità che richiede sangue freddo, concentrazione e una capacità di controllo emotivo fuori dal comune. «La vita continua. Questa è la nostra vita e questa è la nostra scelta, ma una scelta fatta all’interno delle realtà in cui ci siamo trovati», spiega. «Siamo persone normali che si sono semplicemente ritrovate in circostanze straordinarie».
Il prezzo, però, è altissimo. Khimion ammette che la guerra l’ha trasformata profondamente: «Sono diventata una persona completamente diversa. Mi sento come se avessi già vissuto tutte le mie emozioni, sensazioni e momenti migliori». Non è una rinuncia alla vita, precisa, ma una consapevolezza dolorosa. «Voglio continuare a vivere, voglio andare in montagna, nuotare nell’oceano. Ma capisco che non sarò più in grado di provare emozioni come una volta».
Parole che raccontano il lato invisibile del conflitto: quello interiore. Una ferita che resta anche lontano dal fronte e che rende il ritorno alla vita di prima «quasi impossibile». Una storia personale che diventa simbolo di un’intera generazione segnata dalla guerra.
