Proroga del taglio delle accise, il Codacons chiede un cambio di passo al governo. Il Presidente Rienzi: “Serve un blocco all’aumento dei prezzi per almeno sei mesi”
La proroga del taglio alle accise sui carburanti decisa oggi dal governo non basta a frenare la corsa dei prezzi. A sostenerlo è il Codacons, che giudica insufficiente la misura approvata dal Consiglio dei ministri, che estende fino al 1° maggio lo sconto fiscale. Secondo l’associazione dei consumatori, infatti, i continui rincari alla pompa hanno già neutralizzato gli effetti del taglio introdotto lo scorso 18 marzo. Il prezzo del gasolio è tornato ai livelli precedenti all’intervento e oggi supera i 2,1 euro al litro in ben nove regioni italiane. Per il Codacons, lo scenario è chiaro: “L’effetto dello sconto sulle accise è stato totalmente annullato dai rincari”, denuncia l’associazione, che si aspettava dal governo non solo una proroga, ma un rafforzamento della misura per riportare i prezzi a livelli più sostenibili.
In questo contesto si inserisce anche la posizione del presidente Carlo Rienzi, che punta il dito soprattutto contro l’azione dell’esecutivo: “Il taglio alle accise non è sufficiente, e in ogni caso si è rivelato un intervento solo parziale, quasi simbolico. Il mercato ha una responsabilità strutturale nell’andamento dei prezzi, ma è il governo ad avere gli strumenti per intervenire in modo più incisivo e contenere gli effetti negativi sui consumatori. Però, non li usa”. Per il Codacons servirebbero misure straordinarie: non solo un taglio più consistente delle accise, ma anche un intervento diretto sui prezzi. “Occorre valutare un blocco temporaneo degli aumenti sui beni di prima necessità, per almeno sei mesi”, sottolinea Rienzi, evidenziando come l’attuale situazione rischi di trasformarsi in un’emergenza sociale.
Guardando alle prossime settimane, il Codacons annuncia nuove iniziative per sollecitare un cambio di passo da parte del governo. “L’obiettivo è spingere l’esecutivo a riconoscere la gravità della situazione e ad adottare politiche più incisive, orientate soprattutto alla tutela delle fasce economicamente più fragili. Le categorie più colpite restano quelle a reddito fisso, in particolare chi non supera i 1.500 euro mensili. Per loro, l’aumento del costo dei carburanti si traduce in una riduzione immediata del potere d’acquisto, con effetti a catena su tutte le spese quotidiane”, conclude Rienzi.

