Dai sostegni necessari per correre al sistema ponderato, così si decide chi guiderà il calcio italiano
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, la FIGC ha fissato per il 22 giugno a Roma l’assemblea straordinaria elettiva che dovrà scegliere il nuovo presidente federale. La data è stata indicata dalla Federcalcio nel rispetto dello Statuto e anche per consentire alla nuova governance di affrontare subito un passaggio delicato come quello delle iscrizioni ai prossimi campionati professionistici, uno dei primi snodi operativi della nuova dirigenza.
La corsa alla successione, però, passa prima dalle regole. Chi vuole candidarsi deve depositare la propria candidatura almeno 40 giorni prima dell’assemblea, quindi entro il 13 maggio, allegando un documento programmatico per il quadriennio olimpico, cioè il piano con cui il candidato dovrà spiegare linea, obiettivi e priorità del proprio mandato. Non basta il nome: serve anche l’accredito, senza vincolo di mandato, di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega oppure di una componente tecnica, vale a dire un sostegno formale necessario per presentarsi al voto.
A votare saranno i delegati che rappresentano le diverse anime del calcio italiano. I voti non pesano tutti allo stesso modo, perché ogni componente ha un peso specifico già fissato dallo Statuto. Lo Statuto assegna il 34% del peso complessivo alla Lega Nazionale Dilettanti, il 36% alle leghe professionistiche nel loro insieme, con una ripartizione interna del 18% alla Serie A, del 6% alla Serie B e del 12% alla Lega Pro. Ai calciatori spetta il 20%, agli allenatori il 10%. È questo meccanismo a rendere decisivi non solo i numeri, ma soprattutto gli accordi tra blocchi diversi, perché non conta soltanto quanti votano, ma quanto pesa ciascun voto.
Si parla di 274 delegati complessivi, divisi tra Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, Assocalciatori e Assoallenatori. Al di là del dato numerico, il principio resta lo stesso: il voto è ponderato e la partita si gioca sugli equilibri interni alla federazione, non su una semplice conta uno a uno, come accadrebbe in un’elezione con voti tutti identici tra loro.
Per essere eletto, il nuovo presidente deve ottenere la maggioranza dei voti validamente espressi, comprese le schede bianche e con esclusione dei voti nulli. La votazione avviene a scrutinio segreto e con sistema ponderato. Non basta avere più consensi nominali degli altri, bisogna mettere insieme il peso sufficiente dentro l’assemblea, superando la soglia del 50% più uno dei voti ponderati presenti.
È qui che si capisce perché la scelta del successore di Gravina non sarà soltanto una questione di nomi. Prima ancora delle candidature, conteranno i sostegni raccolti nelle singole componenti e la capacità di costruire una maggioranza vera, trasversale e numericamente solida. Il 22 giugno, più che una semplice elezione, la FIGC misurerà i rapporti di forza del calcio italiano.

