di Anissa Ivone Frisoni
Il 24 ottobre arriva sugli schermi italiani il controverso film su WikiLeaks “Il Quinto Potere”. Diretto da Bill Condon (“Dreamgirls”, “The Twilight Saga: Breaking Dawn”), il film narra i primi tre anni di vita, dal 2007 al 2010, dell’organizzazione che ha messo in imbarazzo aziende e governi pubblicando sul suo sito web materiale riservato. Il racconto si concentra sull’attività del fondatore di WikiLeaks, il carismatico Julian Assange, impersonato da Benedict Cumberbatch (“BBC Sherlock”, “Star Trek: Into Darkness”), e il suo braccio destro Daniel Domscheit-Berg, interpretato dal tedesco Daniel Brühl (il Niki Lauda del recente “Rush” di Ron Howard).
Dall’unione di queste due figure sboccia la geniale e sovversiva intuizione di uno spazio in cui chiunque possa rendere pubblici documenti segreti restando nel completo anonimato. Il film affronta quindi la tematica della libertà di informazione e mette in evidenza una questione fondamentale ad essa collegata: fino a che punto è lecito divulgare notizie riservate e quando il diritto alla conoscenza diventa talmente pericoloso da trasformarsi esso stesso in crimine? Nel momento in cui WikiLeaks si trova tra le mani la più grande raccolta di documenti riguardanti la politica militare e diplomatica degli Stati Uniti d’America, i due uomini imboccano strade diverse, ognuno guidato dalla propria interpretazione del problema; Assange ossessionato dal desiderio di trasparenza totale (censurare dati sensibili equivale a fornire un’opinione personale sulla questione), Berg deciso a difendere fino all’ultimo il diritto alla privacy e alla sicurezza delle fonti esposte dal materiale.
Inevitabile porsi delle domande sul fallimento del cosiddetto “quarto potere”, quello dei mezzi di comunicazione tradizionali: viene spontaneo chiedersi se hanno perso la loro autorevolezza o la capacità/volontà di rintracciare la verità al servizio del bene comune. E’ necessario un “quinto potere”, evocato dal titolo del film, dinamico e privo di scrupoli che si erga a “Grande Fratello” e faccia tremare i potenti portando allo scoperto gli scheletri negli armadi? Sebbene la sceneggiatura sia ispirata dai libri “WikiLeaks” di David Leigh e Luke Harding e “Inside WikiLeaks” dello stesso Daniel Berg, il film non si erge a documentario (Julian Assange si è opposto con forza alla sua realizzazione lamentando un approccio negativo e di parte) ma propone una riflessione sulle dinamiche e sull’evoluzione dell’informazione nella società contemporanea.

