Di Giordano Brega
“La crisi dei talk show? La spiego in due modi. Uno è strettamente politico, nel senso che in questo momento mi pare non ci sia una reale opposizione. Quindi neppure un reale contraddittorio. Renzi è simpatico più o meno a tutta la destra e di conseguenza difficilmente si crea un dibattito particolarmente interessante”. Lo racconta, in un’intervista ad Affaritaliani.it, Selvaggia Lucarelli (premiata domenica con l’Italian Leadership Award per la comunicazione da Roberto Re). E aggiunge: “Anche la Santanché – e quei personaggi che hanno sempre avuto il coltello tra i denti – in questo momento li vedo ammansiti. L’unica opposizione reale è interna alla sinistra. Spesso si notano opinionisti che scrivono per giornali di sinistra che vanno contro il governo. Questa è l’unica cosa interessante dei talk show”
La seconda spiegazione…
“Sostanzialmente i politici oggi sono più vicini ai cittadini. Nel senso che si può liberamente scrivergli su Twitter e su Facebook. E spesso ti rispondono pure”.

Floris e Giannini
La situazione negli ascolti è però precipitata soprattutto nell’ultimo autunno. Caso evidente è quello di Giovanni Floris, passato da Rai 3 a La 7. Spieghiamo questa crisi solo con il cambio di rete o c’è dell’altro?
“Io credo che ci sia un sovraffollamento di talk. E’ indiscutibile. Riguardo ai passaggi di rete esiste sempre questa difficoltà. Ricordiamoci che comunque gli ascolti de La 7 sono bassi, inutile girarci intorno. Pochissimi programmi hanno superato il 6-7%, attendersi un miracolo da Floris mi sembra un po’ eccessivo. Non stiamo parlando di uno che si è portato dietro un bacino di… 10 milioni di ascoltatori. E’ normale perdere pubblico e punti di share. Mi pare che la versione di Ballarò (condotto da Massimo Giannini, ndr) senza Floris…”
… faccia fatica su Rai 3.
“Infatti. E non credo neanche che si possa spiegare con l’assenza di Floris. Ma con il sovraffollamento di cui dicevo”.

Michele Santoro
In discesa c’è però anche Santoro, che in passato aveva avuto ottimi picchi proprio su La7. Stanchezza della politica o anche del personaggio in questo caso?
“E’ quello che gli dicevano da sempre, gufandolo. ‘Quando non ci sarà più Berlusconi… non ci sarai più neanche tu’. Si è avverato, in maniera piuttosto precisa e puntuale. Comunque non vuol dire che senza Berlusconi non ci sia un contraddittorio. E’ che proprio manca il contraddittorio politico in questo momento. Chi sono i leader della destra in questo momento? Alfano? Manca il buono e il cattivo, il bianco e il nero. Manca il dibattito acceso e infuocato. Bisogna un po’ inventarselo. Tant’è che molti talk hanno ripiegato, fortunamente, sul giornalismo d’inchiesta vecchio stile. Vedi Piazzapulita, vedi Corrado Formigli. Che magari si occupa di Isis, anziché parlare di destra-sinistra. Ha capito, intelligentemente, che bisogna rinnovarsi verso un’altra forma di giornalismo”

Del Debbio e Formigli
Una delle note liete dei talk di questa stagione però è sembrato essere Del Debbio. E’ piaciuto molto al pubblico dei social il suo recente duetto, tutto toscano, con il premier Renzi…
“Del Debbio non fa un talk, lui fa un bar. In questo senso è l’erede naturale di Emilio Fede. Discutibile o meno, lui ha il suo genere, il suo colore. La sua cifra. A me non piace, però fa un po’ quello che fa Pierluigi Pardo (conduttore del fortunato Tiki Taka su Italia 1, ndr) in campo sportivo. Chiacchiere da bar. Senza fronzoli. Senza opinionisti raffinati, stile Cacciari, che possano andare a filosofeggiare. Ha un suo target e nel suo genere funziona. Non mi piace, ma lo rispetto”.
Talk show in crisi, ma la gente ora in tv cosa guarda?
“In questo momento c’è molta confusione perchè la tv generalista soffre e si scontra con una generazione nuova che non la guarda più. Paradossalmente faticano anche i programmi e le reti giovani, quelle tv rivolte a un pubblico che oggi – in realtà – guarda i video di YouTube. Io ho un figlio di nove anni che non guarda la televisione, ma gli YouTubers. Non conosce Bonolis, ma Favij. Chi è? Un ragazzo di 19 anni con 1,2 milioni di iscritti al suo canale. Queste sono tutte realtà con cui la tv deve fare i conti”.
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