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Coronavirus
Covid, Bergamo allo Stato: "Pagate per i nostri morti". 2mila pagine d'accusa
(fonte Lapresse)

"Lo Stato paghi per i nostri morti". Prende il via giovedì 8 luglio il processo civile a Roma contro Regione Lombardia, Ministero della Salute e Governo scaturito dalle denunce a Bergamo di 500 persone che chiedono giustizia per i propri parenti morti per Covid. Un faldone di 2099 pagine di documenti è stato depositato al Tribunale Civile di Roma dal team dei legali che rappresentano 500 familiari delle vittime covid e guidato dall’avvocato Consuelo Locati. 

Le cifre ufficiali parlano di 6.500 morti a Bergamo. Ma molti sindaci ritengono che siano almeno il doppio se ai morti per Covid si aggiungono anche i morti con il Covid. Mezzo migliaio il numero dei familiari delle vittime di Covid, sia di Bergamo che di Brescia, che hanno presentato denuncia nella città orobica per chiedere giustizia e un risarcimento.

L'atto d'accusa dei familiari delle vittime del Covid: "Niente piano pandemico"

Su La Repubblica sono pubblicati alcuni stralci dell'atto d'accusa. "All’azione legale di massa aderiscono anche eredi delle persone decedute nella “seconda e nella terza fase pandemica”: vale a dire vittime del periodo ottobre 2020-maggio 2021. Il motivo? «Nulla è stato migliorato — si legge nell’atto di intervento del pool difensivo — per quanto riguarda la gestione della pandemia nelle fasi successive a maggio 2020. E questo nonostante le istituzioni convocate in giudizio fossero e siano a conoscenza dell’assoluta inesistenza di un piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia adeguato alla decisione del Parlamento europeo (del 2013) e alle linee guida Oms post 2013", scrive il quotidiano.

Nel mirino i verbali della task force

"Punto centrale sono le «autovalutazioni gonfiate — vengono definite così — mandate negli anni sia all’Oms che all’Unione europea sullo stato della preparazione pandemica». Preparazione che, secondo i legali delle 500 famiglie, era «inadeguata, ove addirittura inesistente»", prosegue Repubblica. Nel mirino anche i verbali della task force 22 gennaio 2020. Si legge nelle accuse: «Il 7 febbraio 2020 l’Istituto superiore di sanità dichiara che non c’è circolazione del virus in Italia (…) e l’11 febbraio reitera che in Europa il virus non circola». Peccato che l’Iss sapeva che «il virus era già presente in Italia almeno dalla presenza dei due turisti cinesi dal 18 gennaio 2020». Sapeva che «il 7 febbraio era stato individuato un italiano positivo ma asintomatico e che il giorno dopo nel nostro Paese c’erano già tre casi di positività».

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