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Coronavirus
Scuola, se il problema sono i trasporti mandiamo i ragazzi a piedi…
(fonte Lapresse)

Ma c’è un ulteriore e più serio motivo di allarme: se a scuola si possono imporre le sanificazioni, le mascherine, e il distanziamento, come mantenere il distanziamento sugli autobus? E infatti, malgrado ogni speranza e ogni promessa, soprattutto nelle ore di punta (quelle cui almeno al mattino gli studenti contribuiscono potentemente) negli autobus si viaggia stretti come sardine. Né è possibile moltiplicare il numero dei mezzi circolanti per tre o quattro, da un giorno all’altro. Il problema è senza soluzione. E infatti lo Stato non ha saputo far di meglio che abolire la scuola per un paio d’anni. Fine della prima dimostrazione.

Seconda dimostrazione. Non è affatto vero che il problema della scuola è insolubile. Basterebbe vaccinare prioritariamente i docenti, per non infettare i piccoli messaggeri del contagio. Poi, bisognerebbe sanificare le aule ogni giorno, come si fa con altri locali pubblici, obbligare i ragazzi a tenere la mascherina e a sottoporsi al tampone rapido una volta la settimana. Con le conseguenze del caso.

“E fin qui tutto bene”, mi dirà qualcuno: “Ma come la mettiamo con i mezzi pubblici?” E qui ho l’asso nella manica. Nella scuola che ho frequentato io, salvo per coloro che abitavano fuori città, il problema dei mezzi pubblici non esisteva. In città i ragazzi andavano a scuola a piedi. Tutti. Anche quando la scuola era distante tre chilometri, come quando io ho frequentato la Terza Media. Un momento, non è che non ci fosse il tram, era che io non avevo i soldi per prenderlo.

Ebbene, quello che noi abbiamo fatto per povertà, i ragazzi d’oggi potrebbero farlo per motivi di salute (altrui). Dunque non bisogna modificare il numero o la sistemazione dei mezzi pubblici, ma soltanto la mentalità dei ragazzi. Non è scritto da nessuna parte che, se fanno qualche chilometro a piedi, gli si impolvera la mitra. Bisogna alzarsi prima, lo so. Bisogna strapazzarsi a camminare, lo so. Bisogna anche un po’ bagnarsi, se piove, ma si sopravvive. Io sono vecchissimo e, come si vede, sono sopravvissuto a questa Beresina.

Dunque la soluzione del problema non è quello di usare autobus immensi per portare in tutto venti persone: è quella di vietare ai ragazzini di salire sull’autobus. Dalle sette alle otto e mezza, gli autobus sono vietati ai minori di vent’anni. Suvvia, in cammino.

Ora, emulo di Carneade, dovrei dire che domani dimostrerò che ambedue queste tesi sono sbagliate, ma non lo farò. Da un lato non vorrei che i senatori mi scacciassero dalla mia città, dall’altro già credo che la mia proposta di far strapazzare i pargoli contemporanei sia sufficiente per mettere in pericolo la mia vita.

Rassicuratevi, ho soltanto scherzato. Soltanto Erode potrebbe proporre che i ragazzi camminino a lungo sotto la pioggia. Sappiamo benissimo che in Italia sui minorenni non piove acqua, ma acido solforico.

 

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