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Costume
Addio a Carlo Giovanelli, l’ultimo principe della Dolce vita

di Andrea Cianferoni

Se n’è andato in punta di piedi, così come in punta di piedi riusciva a passare da un ricevimento all’esclusivo Circolo della Caccia di palazzo Borghese a Roma, del quale era socio fin da ragazzo, alle feste nazionali delle ambasciate nel quartiere Parioli, fino agli studi televisivi della Rai di Via Teulada. Era quasi scontato per Bruno Vespa averlo come ospite ogni qualvolta si parlasse di questioni varie su famiglie reali o della nobiltà, ma anche di bon ton ed etichetta. Perché di buone maniere Don Carlo dei principi Giovanelli  - questo il corretto appellativo in quanto il principe Giovanelli è il fratello maggiore Alberto che vive tutt’oggi nel castello di famiglia nella campagna bergamasca – se ne intendeva davvero, sia per nascita che per educazione. La famiglia aristocratica del nord Italia ma trasferitasi a Roma nei primi del secolo nella quale era nato il  14 gennaio del 1942, figlio del Principe Giuseppe Giovanelli e della contessa Giulia Fogaccia, gli aveva permesso di frequentare un mondo patinato ed esclusivo, che ancora resisteva e contava negli anni 50 e 60 e che da li a poco sarebbe definitivamente sbiadito. Un mondo fatto di esclusività si, ma anche di savoir-faire. 

Come tutti i rampolli della nobiltà si era imparentato bene, sposandosi con Elettra Marconi, figlia dell’inventore della radio Guglielmo Marconi, da cui aveva avuto l’unico figlio maschio della famiglia Giovanelli, il principe Guglielmo Giovanelli Marconi, che si occupa oggi di promuovere in tutto il mondo la figura del nonno. L’educazione e la capacità di essere sempre cordiale sia con l’altezza reale che con il cuoco,  aveva consentito a Carlo Giovanelli di essere sempre ben voluto da tutti, e di frequentare tutti gli ambienti sociali. Fu anche protagonista di un curioso aneddoto cinematografico: una sua esperienza di vita, raccontata a Mario Monicelli, avrebbe ispirato il personaggio di Alberto Sordi nel cinico e divertentissimo episodio “First Aid”, nel film collettivo “I Nuovi Mostri”. La carriera giornalistica al quotidiano Il Tempo di Roma fu ben presto interrotta probabilmente perchè nelle cronache mondane era troppo rispettoso per criticare aspramente qualcuno o forse molto più semplicemente perché non offendeva nessuno. 

Nelle sue cronache descriveva e spiegava ciò che succedeva nella nobiltà, le   regole e restrizioni delle famiglie reali regnanti o in esilio. Era una presenza fissa ai Capitoli dell’Ordine Mauriziano a Ginevra accanto a Vittorio Emanuele e Marina Doria, fino ad accompagnarli in Italia nei giorni del rientro, lui che di casa Savoia è sempre stato considerato l’ambasciatore negli anni dell’esilio. Con grande disinvoltura passava dalla frequentazione delle teste coronate al mondo più patinato del cinema. Non mancava mai le passerelle veneziane a fianco della cara amica Marina Cicogna, nipote del fondatore della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, di Marina Ripa di Meana, legata a lui da una amicizia sincera, o ancora da Marta Marzotto che con lui condivideva le serate della Cortina degli anni d’oro – quando nella perla delle Dolomiti ci arrivava direttamente da Roma a bordo dell’aereo di qualche magnate prima che fosse chiuso l’aeroporto a casa di un incidente mortale - o nella Milano da bere degli anni Ottanta e Novanta, capitale nascente della moda italiana La sua cara amica Marta, da due mesi esatti passata a miglior vita, deve avergli sussurrato qualcosa da lassù, da indurlo a raggiungerla. Due personalità di un’Italia che non esiste più, forse più spensierata e superficiale, ma che nel loro piccolo hanno contribuito a rendere più leggera ed allegra. 

 

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