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Costume
Smart working, Mosca (Pd) ad Affari : "Ora cambi la cultura manageriale"

Di Maria Carla Rota
twitter@MariaCarlaRota

"Sono molto soddisfatta. Sapevo ci sarebbe stata una grande adesione, ma siamo andati oltre le aspettative. Significa che lo smart working non è un argomento slegato dalla realtà, ma, anzi, assolutamente sentito dai cittadini italiani". Così Alessia Mosca, deputata del Pd, commenta con Affaritaliani.it la prima Giornata per il Lavoro Agile che si è tenuta ieri a Milano, e non solo. Sono circa seimila i dipendenti e collaboratori che hanno svolto le proprie mansioni al di fuori dell'ufficio. Centotré le realtà che hanno aderito, tra aziende, cooperative e studi professionali, enti pubblici come i comuni di Torino, Cremona e, naturalmente Milano. Oltre 1.500 i tweet con l'hashtag #lavoroagile.

Che cosa l'ha colpita di più del successo di questa prima Giornata?
"Ho avuto la conferma a una convinzione che già avevo. Questo non è un argomento che riguarda solo le donne. Anche moltissimi lavoratori hanno dimostrato interesse ed attenzione verso la modalità del lavoro agile".

A fine gennaio ha presentato in Parlamento un disegno di legge sullo smart working, firmato anche da Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc). Quali saranno i tempi di discussione?
"Al momento non sono quantificabili, ma cercheremo di seguire due binari diversi: oltre all'iter parlamentare classico, che richiede tempi più lunghi, speriamo di riuscire ad agganciare il tema dello smart working al pacchetto sul lavoro per avere un'approvazione più rapida".

Quali sono i nodi salienti della legge?
"Innanzitutto inseriamo il concetto di smart working, che è diverso dal telelavoro. Il primo indica una modalità operativa flessibile, che riguarda determinati giorni o ore durante la settimana, ma che prevede una stretta collaborazione con l'ufficio. Così si risolve il tema della segregazione del telelavoro, che invece vede il lavoratore operare sempre da remoto con una postazione fissa da casa. Inoltre il disegno di legge introduce una sburocratizzazione normativa: tra i vari motivi per cui il telelavoro non è mai decollato, c'era anche l'eccessiva burocrazia. Se la proposta diventa più facilmente attuabile da parte delle aziende, speriamo si diffonda più velocemente".

COMUNE, CON "LAVORO AGILE" RISPARMIATI DUE ORE E 57 KM  - Chi ieri ha partecipato alla prima Giornata del Lavoro Agile, promossa dal Comune e che ha visto la partecipazione di 104 tra aziende ed enti e il coinvolgimento di circa seimila lavoratori, ha risparmiato in media due ore del suo tempo e ha percorso (con mezzi propri) 57 km in meno: questi i primi dati provvisori messi a disposizione da palazzo Marino ed elaborati in base ai questionari compilati dai lavoratori stessi. Hanno partecipato 5.681 persone. I questionari fino ad ora pervenuti sono circa mille. Ne sono stati elaborati, per ora, 764. In base a questi, il tempo medio risparmiato per lavoratore è di 112 minuti. Più della metà delle persone rispondenti al questionario avrebbero utilizzato mezzi a motore per recarsi al lavoro se non avessero partecipato alla Giornata del lavoro agile. In relazione ai soli spostamenti evitati con mezzo di trasporto a motore privato come conducente sono stati risparmiati in media 28,5 km, rispetto ai soli percorsi di andata. Il gradimento dell'iniziativa è pari ad un punteggio di 4,7 su un massimo di 5, senza differenze significative tra uomini e donne. Tra le aziende, gli enti e gli studi professionali che hanno aderito, 56 hanno già attive forme di lavoro agile, mentre 48 sperimentano per la prima volta forme di lavoro agile. Complessivamente le aziende che hanno aderito sono 97, divise quasi equamente tra chi ha già in atto accordi e forme di lavoro agile (53%) e chi lo sperimenta per la prima volta (47%). Sono invece 7 gli enti che hanno accettato la sfida della Giornata del lavoro agile. Si tratta in prevalenza (5 su 7) di istituzioni che giÖ praticavano alcune forme di lavoro agile, che hanno colto però questa occasione per farlo sperimentare ad un numero maggiore dei propri lavoratori. Inoltre, due hanno accettato di sperimentare questa innovazione. Hanno aderito 40 aziende hanno meno di 100 lavoratori e più della metà sono composte solo da meno di 10 dipendenti. Sono 33 le aziende e gli enti che hanno tra i 100 e i 1.000 lavoratori, 31 quelle con più di mille lavoratori, anche se alcuni gruppi aziendali hanno indicato il dato dei propri dipendenti a scala nazionale. Le aziende e gli enti aderenti hanno segnalato 5.681 come potenziali lavoratori coinvolti nell'iniziativa. Riguardo alla localizzazione delle aziende, alle 104 aziende ed enti corrispondono 146 sedi di dislocazione delle proprie attività (infatti 9 aziende e 2 enti hanno partecipato con più sedi). C'è una forte concentrazione su Milano, nel suo centro urbano, ma anche nelle aree dell'intero comune. Sul territorio del Nord Italia vengono coinvolte 3 regioni confinanti: oltre alla Lombardia con Cremona, il Piemonte è presente con Torino e l'Emilia-Romagna è presente con Parma. Su scala provinciale hanno aderito 24 sedi tra aziende ed enti, coinvolgendo sia la provincia di Milano, sia la provincia di Monza-Brianza, con una uguale ripartizione tra le due province. Si possono osservare due concentrazioni territoriali, una a sud-est subito al confine del Comune di Milano sulla direttrice verso Pavia e una a nord ovest ancora nelle aree confinanti con il territorio del Comune di Milano che si estende verso il vimercatese. È sul territorio comunale che sono presenti il maggior numero di sedi di aziende ed enti aderenti pari a 119. Nel centro cittadino sono concentrate 40 tra sedi di enti e aziende. Si riconosce una forte presenza di aziende nella parte nord del Comune, soprattutto nelle zone 2, 3 e 9.

Le aziende italiane sono pronte a questa 'rivoluzione'?
"Ci sono realtà molto diverse. Alcune aziende stanno già sperimentando lo smart working, con molta soddisfazione, ma altre sono ancora molto lontane da un punto di vista tecnologico, ma anche della cultura manageriale. E qui ci vorrebbe proprio un cambiamento nella relazione tra dipendente e datore di lavoro. Con lo smart working si sottolinea il rapporto di fiducia, si definiscono gli obiettivi, più che il controllo fisico della presenza sul posto di lavoro, e cambiano le modalità di valutazione. Un meccanismo diverso rispetto alla concezione tradizionale, che però va nella direzione di migliorare molto la produttività e il riconoscimento del merito grazie a una maggiore trasparenza nelle valutazioni. Determinate mansioni si possono svolgere a casa, o comunque in altri luoghi che non siano l'ufficio, con maggiore attenzione e concentrazione, essendo fuori dal contesto di disturbo del lavoro".

L'Italia è però molto arretrata rispetto agli altri paesi europei.
"Noi siamo il Paese che ha meno sviluppato sia il telelavoro tradizionale che il moderno smart working. In altri Stati ci sono normative avanzate, mentre la nostra risale ancora agli Anni Settanta. Abbiamo allora pensato di presentare un disegno di legge per due ragioni. In primo luogo mettere fine alle disomogeneità tra le diverse aziende che hanno già attuato lo smart working senza però avere precisi riferimenti. In secondo luogo, le leggi aiutano anche a sollevare il dibattito".

E in questo senso l'obiettivo è stato raggiunto, allora.
"Sicuramente è nato un dibattito molto forte. Ma non considero ancora l'obiettivo raggiunto: speriamo che le aziende che hanno cominciato a discutere di lavoro agile adesso comincino anche ad attuarlo".

 

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