
Gli Stati Uniti combattono la crisi con piccoli gesti quotidiani di generosità. Così a un americano come a un turista può capitare di ritrovarsi alla cassa di un drive-through, il corrispettivo culinario del drive-in, e scoprire che il proprio hamburger è già stato pagato dalla macchina che precedeva nella fila. “The people ahead of you paid it forward”, vi dirà il cassiere. Ovvero: “La persona in coda prima di te ha pagato per te”. E immancabilmente il generoso autista se n’è già andato e si sta immettendo sulla strada. Perché non ha intenzione di fare amicizia e nemmeno scambiare due parole: è un gesto puramente gratuito.
A una sola condizione, più o meno sottintesa: che il beneficiario di questa generosità ricambi a sua volta con lo sconosciuto che lo segue. Un’abitudine che si sta diffondendo sempre di più in tutti gli Stati Uniti e anche in parte del Canada, come racconta il New York Times. L’espressione “pay it forward” nasce da un libro del 1999 di Catherine Hyde Ryan, che è diventato anche un film con Kevin Spacey ed Helen Hunt. Il protagonista compie tre buone azioni e chiede ai beneficiari di fare altrettanto e così via.
Se una decina di anni capitava di vedere il “pay it forward” una o due volte all’anno, oggi i gestori dei fast fodd dicono che può capitare parecchie volte al giorno. Una sorta di generosità virale che si traduce in vere e proprie cateene. Il record? Duecentoventotto auto consecutive da Tim Hortons a Winnipeg, Manitoba.
