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Dal platino alle bacche di bosco. Il design italiano incontra il gioiello
Alberto Meda - Meda Made, 1998 - acciaio inossidabile | stainless steel- per | for Chi ha paura...?
gioielli SottsassEttore Sottsass - Senza Titolo, 1957 - oro | gold - per | for XI Triennale - collezione privata | private collection, New YorkGuarda la gallery

Gioielli di ogni materiale. Dai metalli preziosi agli smalti, dai datteri essicati alla plastica. E di ogni forma, foggia e stile. Triennale Design Museum presenta un'ampia rassegna dedicata al gioiello dei designer italiani, a cura di Alba Cappellieri e Marco Romanelli. Un arco temporale che va dagli anni Cinquanta a oggi, attraversa stili e momenti differenti, dal Razionalismo al Post Moderno fino al Minimalismo: un percorso con salti generazionali che includono grandi maestri e giovani designer, produzione industriale e pezzi unici. L'ipotesi curatoriale si compone di due parti: una rassegna storica con numerosi progetti inediti presentati per la prima volta a Milano e una sezione con gioielli progettati e realizzati ad hoc per la mostra.

"Fin dagli anni Trenta del secolo scorso - spiega Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum - la storia della Triennale di Milano è densa di episodi emblematici e intelligentemente precursori nel rivendicare un rapporto non convenzionale del design con l'oreficeria e, soprattutto, con la gioielleria. Riprendendo questa grande tradizione, Triennale Design Museum ha reintrodotto con la mostra Il Design della Gioia, nel 2004, una particolare attenzione al tema del gioiello, negli anni successivi di nuovo protagonista nella sezione dedicata ai jewels designer in The New Italian Design (mostra itinerante dal 2007 a oggi), e nelle mostre Gioielli di Carta (2009), Gioielli per Milano (2011) fino a Il gioiello sostenibile di Riccardo Dalisi (2012). Per lungo tempo il mondo del design ha fatto finta di non vedere i gioielli. Li ha relegati nel limbo dell'ornamento o nella gratuità del decoro, e li ha espunti da sé e dal proprio universo progettuale come tentazioni pericolose, come deviazioni eretiche, come indizi di quella 'delittuosità' che Adolf Loos denunciava in ogni deragliamento del designer verso la sfera dell'ornamentale, del superfluo, dell'orpello. In realtà, se il gioiello serve (ed è servito storicamente) a definire l'identità di chi lo indossa, risulta molto discutibile il tentativo di relegarlo nella sfera del superfluo, a meno di non ritenere tutto ciò che è funzionale alla costruzione dell'identità meno utile o meno nobile di ciò che è funzionale al soddisfacimento dei bisogni "primari" del corpo. Di quello stesso corpo, per altro, che oltre a nutrirsi, sedersi, dormire e abitare da sempre fa progetti intorno a sé e alla propria immagine, e trova spesso proprio nei gioielli alcuni dei vocaboli più preziosi per costruire un linguaggio con cui cercare di dirci cos'è, cosa vorrebbe essere, come vorrebbe apparire".

gioielli MedaAlberto Meda - Meda Made, 1998 - acciaio inossidabile | stainless steel- per | for Chi ha paura...?Guarda la gallery

Per la curatrice Alba Cappellieri, docente di Design del Gioiello al Politecnico di Milano "questa mostra presenta la più ampia rassegna mai dedicata ai gioielli dei designer italiani, progettisti cioè abituati a confrontarsi con tipologie che vanno dall'arredo all'illuminazione ma che non hanno mai considerato il gioiello come una sfida in cui cimentarsi. Certo, i padri del design italiano progettarono anche gioielli ma ciò avvenne nel privato degli affetti, come doni per familiari e amici e non come ambito di ricerca professionale. Da Roberto Sambonet a Ettore Sottsass e Michele de Lucchi, da Gianfranco Frattini, Sergio Asti, Alessandro Mendini o Gae Aulenti fino a Mario Bellini, Antonio Citterio, Fabio Novembre questa mostra interseca generazioni e linguaggi, maestri e giovani talenti nel segno del gioiello. La mostra presenta 72 designer che definiscono l'intelligenza del design italiano in un gioiello. Al centro del progetto vi è l'uomo, il rispetto della sua anatomia, la preferenza per il comfort piuttosto che per lo choc, l'evoluzione piuttosto che la rivoluzione, la bellezza e la qualità piuttosto che l'astrazione o il concetto. I gioielli, con il loro pluralismo semantico, rappresentano in questo scenario la perfetta intersezione tra eterno ed effimero, materia e concetto, tradizione e sperimentazione, business e bellezza".

"Tra i molti pezzi presentati, che cercano di costituire un vero censimento dei rapporti intercorsi tra il mondo del gioiello e quello del design italiano tra il 1950 e il 2013 - aggiunge il curatore Marco Romanelli, designer e critico del design - ve ne sono diciotto disegnati espressamente in occasione di questa mostra. L'invito a progettare appare uno strumento necessario sia per sbloccare situazioni inerziali stereotipate che per scattare un'istantanea in tempo reale di un certo ambito. Nel caso specifico entrambe le ipotesi sono valide. La prima perché oggi, esattamente come nel 1979 o nel 1985 (date di altre importanti 'chiamate progettuali' ad architetti o designer relativamente al gioiello), la situazione non appare sostanzialmente modificata: i due mondi, il design e il gioiello, restano, come erano, lontani: ignari uno dell'altro. La seconda perché solo l'invito, nel suo essere mirato, consente di riempire un campo di cui si sono delimitati a priori, scientemente, i contorni: volevamo appunto verificare una situazione molto specifica ovvero la posizione del design italiano nei confronti del gioiello. Abbiamo così deciso di selezionare 18 progettisti che rispondessero ad alcune precise condizioni: essere italiani, appartenere a generazioni differenti, operare come designer a 360°. Se le prime due condizioni sono chiare per default, la terza significa 'rinunciare agli specialisti' ovvero a ai jewellery designer. Niente di personale naturalmente contro i "professionisti" del gioiello, ma "applicarsi a tutte le scale progettuali" è una dimensione tipicamente italiana che credo abbia storicamente avuto, e possa ancora avere, una grande rilevanza".

Opere di: Massimiliano Adami, Franco Albini e Franca Helg, Federico Angi, Sergio Asti, Antonia Astori,? Enrico Baleri e Luigi Baroli, Mario Bellini, Afra Bianchin Scarpa, Blumerandfriends, Cini Boeri,?Giorgio Bonaguro, Andrea Branzi, Sergio Cappelli e Patrizia Ranzo, Pierluigi Cerri, Aldo Cibic, Antonio Citterio, Riccardo Dalisi, Lorenzo Damiani, Michele De Lucchi, Francesco Faccin, Marco Ferreri, Odoardo Fioravanti, Enrico Franzolini, Emanuela Frattini Magnusson, Gianfranco Frattini, AG Fronzoni, Ghigos, Anna Gili, Gumdesign, Giulio Iacchetti, ivdesign.it, Ugo La Pietra, Laudani&Romanelli, Piero e Francesco Lissoni, Angelo Mangiarotti, Raffaella Mangiarotti, Mario Mazzer, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Marcello Morandini, Bruno Munari, Emilio Nanni, Paola Navone,?Fabio Novembre, Nucleo, Gaetano Pesce, Franco Raggi, Matteo Ragni, Paolo Rizzatto, Roberto Sambonet, Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Benedetta Tagliabue Miralles, Giovanna Talocci, Carlo Tinti, Mario Trimarchi, Paolo Ulian, Lella Valle Vignelli, Massimo Vignelli, JoeVelluto, Marco Zito.


Il design italiano incontra il gioiello
Triennale DesignCafé
2 luglio - 8 settembre 2013
a cura di Alba Cappellieri e Marco Romanelli
con Livia Tenuta
Le mostre del Triennale DesignCafé sono un progetto a cura di Silvana Annicchiarico, direttore del museo.
Orari:
martedì-domenica 10.30 - 20.30
giovedì: 10.30 - 23.00


Triennale Design Museum    
Ufficio Stampa     
tel. 02-72434241- fax 02-72434239  
damiano.gulli@triennale.org  
www.triennale.org

 

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