A- A+
Costume
Il fallimento di una generazione: dall'abisso senza fondo alla nuova opportunità

Di Francesco Bricolo

Stamattina mi sono alzato presto, non dormivo. Periodaccio. Ho acceso la TV per vedere il TGcom mentre mettevo su la mocca del caffè ho sentito la battuta che Matteo Renzi ha fatto alla direzione del PD di lunedì. Sembra che abbia detto che quando parla Massimo D'Alema i suoi consensi, quelli di Matteo Renzi, salgono. Poi hanno raccontato del primo caso di Ebola sul territorio americano e di altre decapitazioni da parte dell'ISIS.

Mentre il gorgoglio della moca di faceva sentire, ho preparato la mia tazza preferita, una di alluminio che ho comprato durante una vacanza in Austria e ci ho messo dentro due cucchiaini di zucchero di canna. Non sopporto il caffè caldo, ci metto dentro sempre il latte freddo e non lo bevo, lo ingurgito.

Anche se ultimamente non guardo più la TV e non leggo i giornali, ho nella mente diverse comparsate di Massimo Cacciari nei vari talk show, da Michele Santoro a Lilli Gruber. Mi piace sempre sentire parlare quell'uomo e se lo chiamano sempre è perché in video funziona bene.

Il suo mantra è che la sua generazione ha fallito e che il fallimento è totale ed assoluto. Daglie Massimo mi viene da dire. E' la generazione dei D'Alema e dei Veltroni, dice lui. A me viene da dire che è anche la generazione degli Andreotti, ma una cosa non mi è chiara.

Così con l'emozione della diretta, con la rabbia e la delusione dentro non solo ripeto daglie Massimo ma verrebbe anche l'insulto, lo sputo, il vomito. Ci avete rovinati e via dicendo.

Poi mi domando che cosa vuol dire che hanno fallito e lì devo dire che rimango un po' a bocca asciutta. Non ho le idee molto chiare se provo a rifletterci sopra con meno emozione più testa il primo ragionamento che mi viene da fare è quello che se siamo ridotti così male adesso è colpa loro, di quella generazione.

Ma è vero? La generazione di mio padre e di mia madre ci ha rovinato? Loro ci hanno portato qui dove siamo?
Sinceramente non lo so. Certo hanno fatto degli sbagli, non c'è dubbio. Che il male di oggi stia nelle scelte di ieri è talmente ovvio che non si discute nemmeno.

Ma allora dove sta il fallimento? Che cosa hanno sbagliato? E se hanno sbagliato perché non ci vengono a dire ci dispiace, abbiamo fatto degli errori, scusateci.

La risposta è ovvia. Se si presentassero in TV e ci ponessero le loro scuse riconoscendo il loro fallimento e il loro essere causa del male di oggi allora noi davvero li copriremmo di insulti e di sputi davvero. Non decisamente meglio evitare. Siamo troppo pieni di rabbia e di delusione ora.

Decisamente meglio investire nel progetto dell'alta velocità che ha messo in piedi Matteo Renzi quando ha detto che al differenza tra destra e sinistra oggi sta nella velocità con cui si fanno le cose.
Alemeno con lui, con Matteo Renzi, la rabbia diventa in qualche modo progetto da costruire e non progetto distruttivo.

Ma lasciatemi fare una considerazione che mi preme, perché il tema del fallimento mi è caro. Anch'io infatti mi sento un fallito in questo mio primo cinquantesimo anno di vita.

In che cosa ho fallito? Di per sé si fallisce quando non si perseguono gli obiettivi che ci si da, questo è il concetto di fondo e dunque il mio fallimento personale è questo. Mi sono dato degli obiettivi e non sono riuscito a portarli a casa, a realizzarli. Questa è l'essenza.

E la generazione che ci ha governati per trent'anni che obiettivi ha mancato? Gli Andreotti, i Forlani, i Fanfani prima, i Veltroni, i D'Alema dopo quali obiettivi hanno mancato?

Si può rispondere a questa domanda in mille modi, sociologico, politico, filosofico. A me però viene in mente solo una cosa, il padre, la figura del padre. Il padre come la persona che in una famiglia si prende la responsabilità di dire è un momento difficile, ragazzi bisogna tirare la cinghia. Il padre è colui che media, incontra, ascolta, spiega.

Massimo Recalcati nei suoi libri parla esplicitamente di "fallimento del padre" e addirittura di "evaporazione del padre". Sono parole molto forti e dure che ovviamente nel libro, "Il complesso di Telemaco Genitori e figli dopo il tramonto del padre", sono raccontante in lungo e in largo ragionando attorno alla figura di Leonardo.

E' in effetti un doppio salto mortale carpiato quello che parte dall'analisi politica e sociale e arriva a Sigmund Freud. Tuttavia il punto che pone Massimo Recalcati è fondamentale se si vuole usare il termine fallimento non per piangerci sopra ma per provare a vedere dove abbiamo sbagliato.

Il fallimento infatti genera altro fallimento se non diventa fin da subito punto di ripartenza e questo è senza dubbio la radice della crescita. Gli umani sbagliano e il fallimento è umano. Importante è che quell'obiettivo mancato sia prima di tutto occasione di riprogrammazione.

"Leonardo è misconosciuto dal padre ma è in grado di trasformare questa sua assenza di eredità in una nuova possibilità", queste sono le parole con cui Massimo Recalcati traccia una pista.

Oggi ogni imprenditore sa bene che se il suo operato nell'azienda si limita a riprodurre, a copiare quello che ha fatto il proprio nonno, il proprio padre, l'azienda fallisce. Oggi bisogna fare impresa in modo diverso dal passato.

Sono certo che filosofi, sociologhi, politologi sono perfettamente in grado di dirci come mai la generazione dei nostri padri ha fallito. Importante è che questa analisi ci porti a fare una riflessione essenziale su un punto fondante.

Noi oggi dobbiamo dare senso al nostro essere figli-padri, figlie-madri dentro una comunità ricca di opportunità e anche d'inside difficili da riconoscere. Questa "nuova possibilità" di cui parla Massimo Reacalcati va collocata esattamente in questa comunità ed è solo condividendo queste riflessioni che possiamo crescere.
Dobbiamo aiutarci tutti assieme a vedere dentro questo fallimento non solo un abisso senza fondo ma anche una nuova opportunità e dobbiamo farlo assieme.

Tags:
fallimentogenerazione
in evidenza
Consumi, come tagliare la bolletta rispettando l’ambiente

verso un mondo più sostenibile

Consumi, come tagliare la bolletta rispettando l’ambiente

i più visti
in vetrina
Europei: le "Wags" degli Azzurri: qual è la più bella?

Europei: le "Wags" degli Azzurri: qual è la più bella?


casa, immobiliare
motori
Alfa Romeo: Räikkönen certifica la “Giulia GTA”

Alfa Romeo: Räikkönen certifica la “Giulia GTA”


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.