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Costume
L’app rAInbow aiuta le donne a sottrarsi alla violenza
Debbie Wall e Kriti Sharma

Rainbow come arcobaleno e rAInbow come “AI” artificial intelligence. Per le donne che credono in un domani colorato al posto delle tenebre della sottomissione incondizionata ad un padre-padrone, ad un marito despota, ad un superiore gerarchico che sfrutta un ascendente per imporre la propria violenza. L’app gratuita (Hirainbow.org) è per ora attiva soltanto in Sudafrica, ma fa ben sperare milioni di donne che ovunque non sanno come uscire dalla trappola di sentimenti mal riposti. L’UNESCO ha selezionato rAInbow tra le dieci novità tecnologiche che possono cambiare la vita nei prossimi anni, elevandone la qualità verso benessere e rispetto, che sono dovuti ad ogni essere umano.

Affari ha incontrato le fondatrici. Kriti Sharma è una solare trentenne indiana, che ha studiato informatica. Oggi vive a Londra. Durante una cena in Sudafrica con l’amica Debbie Wall, attivista di Sage Foundation e Soul City Institute of Social Justice, affrontarono nella conversazione un tema coraggioso: quante donne subiscono violenze in famiglia. “Quasi incredibilmente ognuna intervenne – ricorda Kriti – raccontando di sé o di altre donne conosciute. Eravamo un gruppo eterogeneo, di diversa età e nazionalità, eppure tutte avevamo un episodio da riferire, o personale o di familiari. Io ho apportato le mie conoscenze tecnologiche, Debbie la sua esperienza in campo umanitario. Era la fine del 2017, il tempo di sviluppare la piattaforma con un linguaggio adeguato, e per questo abbiamo chiesto aiuto a Rajeev Srinivasan, che si occupa di innovazione e diritti umani, e di farla conoscere. L’app rAInbow è diventata una rete di soccorso: 200 mila casi nei primi 100 giorni.”

Come funziona?

“Si scarica gratuitamente l’app e si comincia una chat. L’intelligenza artificiale è stata predisposta per dialogare, fornendo risposte e consigli. Gli algoritmi rilevano il grado di rischio della situazione, se supera un livello di guardia inoltrano i contatti di istituzioni ed associazioni a cui rivolgersi.”

Che cosa vi ha convinto a portare avanti questo progetto, che avrà comportato dei costi.

“Esistono statistiche attendibili, elaborate dall’intelligenza artificiale, che dimostrano che prima di decidersi ad organizzazione una reazione, chiedere aiuto, una donna subisce in media trentacinque atti di violenza. Restare indifferenti è disumano.”

Eppure è quello che succede il più delle volte, l’indifferenza generale verso la vittima di violenza, compresa quella delle istituzioni.

“È un altro dei problemi. Spesso a chiamare rAInbow sono mogli o figlie di poliziotti, o di uomini che rivestono una carica che gli conferisce un potere sociale. L’app aiuta le donne ad aprire la mente ed acquistare consapevolezza dei propri diritti. Le donne che raccontano i soprusi aggiungono che ‘è normale’. Qualcuno le ha convinte molto presto nella vita che il loro ruolo è sottomesso ad un uomo.”

Interviene Debbie: “Molte vittime di violenza non parlano con le loro famiglie, o perché sanno che non sarebbero capite, o perché temono di essere colpevolizzate. Il dialogo con un’app abbatte queste barriere. E salva delle vite. Non si può spingere una donna a lasciare tutto senza preparare una via di fuga, un’alternativa di vita. L’app è studiata per accompagnare step by step una donna in difficoltà a trovare la sua strada, come un’amica saggia che sa fornire i consigli giusti. Devo aggiungere che il governo sudafricano è impegnato a combattere l’ineguaglianza di genere e questo aiuta alla diffusione di strumenti come rAInbow.”

Avete in programma di lanciare l’app in altri Paesi?

“Ci piacerebbe, ovvio, replicare l’esperienza altrove. Per senso di responsabilità dobbiamo attendere di completare questo rodaggio in Sudafrica. Vogliamo essere certe di riuscire a fornire le risposte e l’aiuto necessari, concentrando inizialmente l’impegno in un solo Paese.”

La vostra iniziativa serve già di esempio: che cosa potete dire a chi ci legge?

“L’intelligenza artificiale offre molte opportunità. Bisogna superare il preconcetto che i robot siano antagonisti all’essere umano. Se volete sviluppare un’applicazione con l’intelligenza artificiale è importante costituire un gruppo di lavoro che apporti diverse competenze, anche grazie alle differenti nazionalità e culture.”

 

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