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Costume
Negli Usa è stata inventata la pizza che non va a male: dura tre anni

A grande richiesta da parte dei militari Usa, dopo anni e anni di ricerche, gli ingegneri alimentari dell'esercito a stelle e strisce hanno sviluppato un tipo di pizza che - senza congelamento o surgelamento - rimane inalterata fino a tre anni. Gli scienziati sono riusciti a creare salsa e formaggio che, con un'adeguata confezione, non sviluppino batteri di alcun genere.

Trattandosi ancora di un prototipo, la pizza 'Highlander' non è ancora entrata ufficialmente nei cosiddetti MREs - Meals Ready to Eat - dell'esercito, ma i soldati che l'hanno assaggiata nei primi test si son detti tutti molto soddifatti: "Certo, purtroppo non potremo mai mangiarla calda come appena sfornata, ma si tratta inequivocabilmente di pizza e può senz'altro aiutarci a ritrovare un po' di sapore di casa quando siamo lontani anche per anni".

 

IL CIBO MADE IN ITALY NEL MONDO

Il quotidiano francese Le Monde celebra la piadina del “mangiar sano o fast good”, a pochi giorni dalla proposta di candidatura della piadina a Patrimonio Mondiale dell’Unesco da parte dell’ Assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna Maurizio Melucci. La prestigiosa testata transalpina scende in campo con un lungo reportage culinario firmato da Stéphane Davet e incorona la specialità dell’Emilia Romagna quale regina del ‘fast good’, il mangiar sano rapido e pratico ma in alternativa ai cibi spazzatura venduti nei fast food.

“A lungo sinonimo di stress urbano, basso budget e malnutrizione, il fast food oggi non sfugge all’ossessione generale del “mangiare bene” al punto che a volte viene ribattezzato “fast good”. Le proposte sono infinite – prosegue Davet -, originali e spesso di qualità, ma dove mangiare il miglior ‘fast food gastronomico?Ad esempio, da Lo Zio, a Parigi, che propone la propria versione della piadina, una specialità dell’Emilia Romagna quasi sconosciuta in Francia e costituita da una sfoglia di pasta lievitata (stile pane azimo) farcita con un misto di formaggio, affettati e legumi alla piastra. A torto si lega questi piatti semplici, facili da realizzare, da trasportare e consumare, a una logica del monoprodotto, ma non è così.”


La celebrazione incontra ovviamente il favore dell’Assessore Maurizio Melucci che sottolinea come “la piadina, più che un cibo è una categoria dello spirito, un prodotto dell'eccellenza romagnola. Protagonista della tavola, passando attraverso le mode e le tendenze gastronomiche, e’ sempre rimasta attuale grazie all’inventiva e alla creatività delle ‘piadaiole’ locali, che l’hanno resa col tempo l’ideale filo conduttore di ogni viaggio gastronomico in terra di Romagna”. Insomma, conclude l’assessore, “e’ un Patrimonio dell’Umanità’ e quindi la candideremo a diventarlo ufficialmente”.

Dichiarazioni, quelle dell’assessore, che trovano il pieno sostegno dei pesi massimi dell’enogastronomia Made in Italy tra cui tre acclamatissimi chef  di fama internazionale come Gianfranco Vissani, Davide Oldani  e Gianni D’Amato che hanno fatto proprio il suo appello. Per Davide Oldani, senza dubbio uno degli chef nostrani più amati in Francia della cui cucina ha appreso tutti i segreti, “la piadina è ormai un benchmark, un punto di riferimento della cucina italiana, un prodotto che si nutre di ingredienti vitali come sale, farina e acqua, un prodotto assolutamente eccellente. Qui i politici francesi sostengono con tutte le proprie forze i prodotti nazionali, in Italia non è così mentre dovrebbe esserlo.

Anche se negli ultimi 15 anni qualcosa è cambiato - conclude Oldani - non è abbastanza. La piadina è cultura”. Sulla stessa lunghezza d’onda, lo chef umbro Gianfranco Vissani secondo cui “la piadina è un jolly, un piatto assolutamente centrale che può essere abbinato con altri cibi anche di gusti completamente diversi. Non possiamo però dimenticare che ci sono diverse forme nelle quali viene cucinata – precisa - a Cesena è più spessa, a Rimini più fine e si usa lo strutto in modo diverso. Subentrano anche logiche campanilistiche che arricchiscono il prodotto e la sua varietà. Perche mai l’Unesco ha tutelato la cucina giapponese e non la nostra?” Gli fa eco un altro mostro sacro delle cucine nostrane, lo chef Gianni D’Amato, che da romagnolo doc ha le idee ben chiare: “La nostra piadina è un’eccellenza e credo che il compito delle istituzioni sia sostenere i prodotti, sostenere gli chef. All’ estero – prosegue lo chef stellato - le istituzioni vanno di pari pari ai grandi cuochi e li sostengono. Penso a un festival che viene fatto in Provenza,  i cuochi vano per strada e vengono acclamati e osannati, da noi non accade.”

Dopo aver raccolto consensi per la sua offerta turistica, l’Emilia Romagna conquista la stampa estera anche con la sua gastronomia con prodotti che diventano testimonial del savoir faire regionale nel mondo!
 

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