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Costume
Orto in casa per un italiano su 4. Avanza la nuova agricoltura

L'orticello di guerra

 

Nel 1942, quando il conflitto mondiale si stava mettendo male per l'Italia, Tito Manlio scrisse il testo di una canzone destinata a diventare popolarissima, “Caro papà”. La strofa più conosciuta ripeteva. “Anch'io combatto, anch'io fò la mia Guerra/con fede, con onore e disciplina/desidero che frutti la mia terra/e curo l'orticello ogni mattina/"l'orticello di guerra!"…

A distanza di tre quarti di secolo, gli italiani sembrano aver ritrovato il gusto (o la necessità) di coltivare da soli le proprie verdure. Una ricerca sugli orti domestici, condotta da Anne Pearson, marketing manager di FoodSaver su un campione rappresentativo della popolazione nazionale ha prodotto i seguenti dati: il 25,9% degli intervistati possiede un orto domestico. E chi non lo possiede ancora, in grande maggioranza ( il 72,9% del campione) lo vorrebbero comunque.

Ma quali sono a oggi i prodotti più coltivati dagli italiani con le loro mani? Per il 30,7% insalate e verdure crude, per il 27,6% erbe aromatiche, per il 22,8% frutta e per il 18,9% verdure da cuocere.

Questa ricerca, insieme ad altre sull'agricoltura del futuro, verrà presentata in occasione dell'incontro-dibattito “Le Piante del benessere” che si terrà martedì 5 giugno presso la Biblioteca di Crescenzago,  dove verrà presentato il libro di Domenico Diviccaro  “Piante del benessere e antichi rimedi naturali” (Edizione stampate da Digicopy, ovviamente su carta che germoglia ). Parteciperanno, oltre all'autore, Mario Gennari, titolare dell'azienda agricola Gennari e Felipe Hernandez, ceo di Hexagro,  con il coordinamento   dall'editore Eugenio Costa e di Lino Duilio responsabile di collana.

Più che la crisi economica, a spingere gli italiani a farsi l'orto casalingo è l'attenzione alla salute e al cibo. Argomento trattato dal libro, pubblicato da Montabone (casa editrice fondata a Milano nel 1905, che coniuga tecniche di stampa antiche e moderne, producendo anche pregiate opere in tiratura limitata.). Il volumetto sottolinea l'importanza delle cure con sostanze naturali, utili non soltanto per combattere diverse patologie, ma anche per prevenirle, creando tra corpo e mente abitudini di vita indispensabili soprattutto per chi vive a pieno ritmo nella frenetica vita post moderna. L'opera è improntata a un forte rigore scientifico, ma al tempo stesso è di piacevole lettura. Tratta dal punto di vista botanico delle principali piante medicinali e relative virtù. Anche i minerali, utilizzati da millenni “nella cucina”, vengono presi in esame, sempre con un approccio rigoroso ma di facile comprensione, fornendo una guida per orientarsi in quella ridda di proposte che le ditte farmaceutiche propinano sempre di più a proposito di integratori alimentari, complessi vitaminici eccetera.

Un tema sempre più sentito. Sarà la maggiore attenzione al proprio benessere fisico. Sarà l'enfasi verso tutto ciò che è ecologico. Sarà l'onda lunga della New age. Fatto sta che il sentiment comune vede una predisposizione sempre maggiore verso i rimedi naturali a scapito di quelli chimici. Questa tendenza trova riscontri scientifici nel libro di Diviccaro.

Nel dibattito saranno presentati anche alcune ricerche sul fenomeno omeopatia. Innanzitutto stiamo parlando di 9 milioni di persone. Tanti sono gli italiani che si affidano all'omeopatia, o comunque l'hanno provata. Un dato addirittura in crescita rispetto al marzo 2016, data a cui risaliva l’ultima indagine ufficiale sul settore. Lo comunica Omeoimprese, l’associazione delle aziende farmaceutiche omeopatiche, che si è affidata ad EMG-Acqua per fotografare lo scenario 2017, anno di grandi trasformazioni per il comparto, con l’ingresso dei primi farmaci nel prontuario farmaceutico nazionale. I principali seguaci dell'omeopatia sono donne di età compresa fra i 35 e i 54 anni, con una buona occupazione e un buon livello di istruzione, che risiedono nel Nord.

Dall'indagine risulta poi che l’80% degli italiani conosce l’omeopatia e chi la utilizza ne apprezza in primis l’assenza di effetti collaterali, l’atossicità  e il grado di efficacia.

Con l’omeopatia gli italiani curano soprattutto raffreddori e influenza (59%), patologie articolari o muscolari (26%), problemi gastro-intestinali (25%), allergie e disturbi dell’apparato respiratorio (21%), digestione (19%) e insonnia (15%).

Secondo la ricerca EMG-Acqua per Omeoimprese, fra chi negli ultimi 10 mesi ha assunto farmaci, il 58% ha usato uno o più farmaci omeopatici.

Ma l'atteggiamento favorevole verso l'omeopatia si accompagna, anche a livello internazionale, a un giudizio fortemente negativo verso l'etica del settore farmaceutico. Da un'inchiesta condotta da Meg-portrait risulta che il 77% dei cittadini della Ue (gli italiani sono allineati con il 76%) crede nell'esistenza di Big Pharma, cioè di una specie di cartello farmaceutico che controlla il mercato, ispirato non dal bene pubblico, ma dal profitto. Un po' come si diceva un tempo nel settore petrolifero quando si citavano le “Sette sorelle”. Se sono teorie complottiste, per una volta ci si trova di fronte a un complottismo di massa.

E non è solo una tendeza europea. Soltanto il 9% degli americani crede che le aziende farmaceutiche e di biotecnologie mettano il paziente davanti ai profitti. Ma anche il resto delle figure del sistema sanitario non se la passa meglio. Appena il 16% degli intervistati ha fiducia nelle assicurazioni sanitarie e solo il 23% è convinto che gli ospedali tengano effettivamente alla salute dei pazienti. Un po’ migliore è la considerazione di medici e infermieri, ma anche qui siamo sotto la metà; il 36% ha fiducia in questi professionisti. E' quanto emerge da un sondaggio fatto dall’agenzia di comunicazione americana Harris Poll sulla considerazione del sistema salute negli USA. Dunque continua il declino della reputazione del settore farmaceutico registrata negli ultimi quattro anni.

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