A- A+
Costume

 

Case piccole? Fate spazio mentale. I consigli per arredarle

Arte, fengshui e bioarchitettura... la psicodesign crea una casa "ad hoc"

Di Ernestina Rossotto, piscodesigner

La nostra casa, il luogo dove ciascuno di noi trova rifugio, dove gioisce, dove si rilassa, dove può tranquillamente depositare la “maschera” che il sociale impone. Ma anche luogo di condivisione, di spazi che determinano la relazione tra i membri che la abitano, di arredi e complementi che parlano delle caratteristiche e della personalità di chi li ha scelti e disposti. Ebbene in questo spazio e nell’arredamento dello stesso gioca un ruolo fondamentale la relazione che intercorre tra i membri che li vivono.

Comunemente pensiamo di arredare con i mobili, con i colori, i tendaggi, i complementi d’arredo, ed è sicuramente vero, ma ancora più vero è che arrediamo con la relazione. Chi decide cosa comprare, cosa cambiare, cosa tenere e cosa buttare via. I colori alle pareti, la camera dei figli, la disposizione dei mobili, gli oggetti dentro gli armadi? Come entrano in relazione i ruoli di ciascuno quando due o più persone condividono uno spazio di vita? Chi detiene il “potere” nella relazione? e quanto questo potere influirà sulla scelta di ciò che ci circonda?

Abitualmente quando si pensa all’arredamento di una casa o a come arredare una casa il pensiero va al mobilificio, all’architetto, al designer, al decoratore... ma ora esiste la possibilità di valutare le cose anche dal punto di vista dello psico design. Punto di vista più olistico e meno settoriale, che non si pone come alternativa ad altre figure professionali, ma semmai fa da ponte e presta particolare attenzione alle relazioni che arredano.

Lo psico designer aiuta a mettere in luce le dinamiche sottostanti le relazioni al fine di promuovere al meglio il benessere delle persone che condividono uno spazio, sostenendole nell’esplicitazione dei reali bisogni, gusti e necessità pratico-estetiche. Viviamo in un periodo storico in cui i ruoli non sono più così rigidamente definiti come trenta o quarant’anni fa, vi è una maggior interscambiabilità, tuttavia spesse volte ancora oggi che arreda la casa e sceglie, per sua volontà o per delega. Questo fa si che l’uomo si senta ospite in casa sua, o peggio ancora si debba muovere come in una cristalliera (non sporcare la cucina, alza l’asse del wc, lascia il divano in ordine....) e la donna si senta l’unica responsabile dell’andamento e delle cura della casa, con un carico di lavoro e di responsabilità che pesano dopo una giornata di lavoro. Questo non aiuta a far star bene le persone, non favorisce una relazione che crea benessere, occorre che ciascuno possa esprimere, almeno in parte, i suoi bisogni ed i suoi gusti. Lo spazio è di tutti: adulti, bambini ed animali.

Sulla decisione di mettere su casa aleggiano diverse fantasie ed influenze: la casa che vorremmo, la casa dei nostri sogni, la casa degli amici, la casa della nostra infanzia, la casa delle riviste, il fascino degli arredamenti esposti nei mobilifici, i ricordi positivi o negativi delle case in cui abbiamo abitato. ecco perchè è così importante far luce sulle nostre sollecitazioni interne e sulla situazione reale.

Lo psico design interviene come mediatore, favorendo la presa di coscienza di ciò che vogliamo veramente, promuovendo una sintesi sostenibile tra: bisogni, esigenze, desideri, paure che volteggiano sul nostro immaginario abitativo. La prima cosa da considerare è con chi abiteremo, con chi e se condivideremo quello spazio, in quanto è importante definire gli spazi in base alle nostre esigenze in modo da fare una lista delle priorità.

La presa di consapevolezza dei nostri bisogni è il primo e fondamentale passo da compiere prima di qualsiasi altra decisione. Altrettanto importante è essere coscienti che condivideremo lo spazio con altre persone. Una definizione dei bisogni di ciascuno è un buon punto di partenza per le scelte successive.

Il tema dei bisogni in apparenza semplice, nel momento in cui va tradotto nel “qui ed ora” perde la sua semplicità in quanto si scopre che le esigenze primarie sono tutt’altro che universali e naturalmente definite. Mangiare, dormire, lavarsi, implicano in culture diverse, differenti modalità di pratiche, mondi paralleli, comportamenti non universalmente riconosciuti. Si può mangiare seduti su cuscini oppure su poltrone attorno ad un tavolo. Si può dormire egualmente comodi sopra ad un futon in una raffinata casa giapponese o in un letto con baldacchino in una abitazione europea. E’ la cultura in cui viviamo che determina largamente le nostre abitudini ed il nostro stile dell’abitare. Rendersi conto che le abitudini ed i comportamenti sono relativi e passibili di mutamenti nel tempo aiuta a essere meno rigidi nella definizione dei nostri bisogni, più duttili ed aperti a soluzioni che vengono escogitate in contesti diversi da quello che viviamo ed analogamente ci porterà a considerare che il nostro punto di vista non è l’unico possibile, ma una delle possibili soluzioni.

La possibilità di esprimere la propria soggettività nella nostra casa incontra ovviamente molti limiti. Spesso non viviamo da soli; solo un single felice può realmente aspirare ad una casa a sua immagine e somiglianza. La compagna o il compagno della nostra vita, i figli, che condividono con noi il bagno, la cucina ed il mutuo da pagare, hanno pari diritto di intervenire nella scelta degli arredi e dello spazio abitativo come territorio comune.

Se è vero che quello che viviamo come disordine è spesso semplicemente l’ordine di un altro, se la temperatura è calda da un’altro può essere percepita come ottimale, ne consegue che la mediazione tra esigenze diverse implica qualche sacrificio. La difficoltà ad armonizzare esigenze diverse è sempre all’orizzonte.

Esistono molti luoghi comuni rispetto agli atteggiamenti degli uomini e delle donne nei confronti della definizione dello spazio abitativo; si dice che le donne hanno un approccio più estetico e gli uomini più pragmatico. In realtà possiamo dire che la donna si interessa di più al tema della casa, ha un bagaglio più ricco di curiosità, di consapevolezze, di capacità di immaginare un ambiente arredato, ma questo non in omaggio ad una maggior sensibilità o creatività femminile, ma ad una storia millenaria di segregazione e divisione dei ruoli. Anche nella nostra società, fino a pochi decenni fa, lo spazio domestico era lo spazio socialmente destinato alla donna (“Regina della casa”, “Angelo del focolare”...) mentre gli uomini erano educati a muoversi nel mondo, secondo l’antico dictat del guerriero e conquistatore. Attualmente queste rigide posizioni sono in parte superate ed ecco allora che dobbiamo confrontarci con un senso estetico maschile e femminile, con un gusto e un bisogno di esprimerlo sia maschile che femminile. Proviamo ad immaginare di far incontrare le nostre due parti, quella maschile e quella femminile con le parti dell’altro, ecco allora che diventa più che mai importante esprimere ciò che vogliamo all’interno di una relazione che ci coinvolgerà nel quotidiano uso di uno spazio che condivideremo.

Ma cosa vogliamo veramente? Che cosa siamo in grado di spiegare? Le nostre esigenze sono più sfumate di quanto pensiamo e siamo disposti ad ammettere e le nostre parole sono spesso inadeguate ad esprimerle. Proviamo ad inquadrare la relazione e puntiamo prima di tutto sulla comprensione e definizione dei bisogni. La figura che può affiancarci in questo tipo di percorso è lo psico designer come la figura professionale con cui confrontarci.

Così come una casa non si può mai dire finita, in quanto creatura viva e passibile di mutamenti, analogamente anche il progettare una casa è un work-in-progress che si definisce col tempo. Il risultato di come vivremo in quello spazio sarà il sogno convergente di più persone che nella consapevolezza hanno a priori definito i bisogni iniziali, nella consapevolezza che al mutare dei bisogni stessi, muterà la loro relazione e la relazione con la casa e l’uso dello spazio.

Iscriviti alla newsletter
Tags:
relazionearredacasa
in evidenza
La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia

Corporate - Il giornale delle imprese

La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia

i più visti
in vetrina
Luce e Gas, passaggio al Mercato Libero. Abbassalebollette fa chiarezza

Luce e Gas, passaggio al Mercato Libero. Abbassalebollette fa chiarezza


casa, immobiliare
motori
Mercedes, approvato piano al 2026 con investimenti da 60 MLD

Mercedes, approvato piano al 2026 con investimenti da 60 MLD


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.