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Costume
Il terrorismo spiegato ai bambini. La normalità antidoto alla paura
La paura di nuovi attacchi terroristici dilaga, ma come spiegare quanto sta accadendo ai propri figli?

Mentre le immagini degli attentati a Bruxelles scorrono su tutte le televisioni e vengono pubblicati sul web, in molti si interrogano su come proteggere i propri figli. Se già negli adulti si scatenano reazioni di ansia che arrivano a sfiorare la psicosi, con il proliferare di tanti falsi allarmi, nei bambini il problema è ancora più rilevante.

Impossibile nascondere loro la realtà. Ormai anche i più piccoli sono connessi ed è altamente probabile che entrino in contatto con queste drammatiche notizie. Il consiglio degli psicologi è innanzitutto quello di sentirsi profondamente genitori: prima ancora di ricorrere alla consulenza di un esperto, un padre o una madre possono concentrarsi sul comportamento del proprio bambino e capire quali sono le sue emozioni inespresse. Nessuno come loro può riconoscere una variazione anche minima nello sguardo o nel sorriso. Poi, certo, la reazione e il modo di affrontare l'argomento dipendono molto dall'età.

La linea di demarcazione, se così si può definire, sta intorno ai 9 anni, secondo Geneviève Djenati, psicologo e psicoterapeuta, intervenuto su Le Figaro. "Fino a 6 anni le emozioni del bambino dipendono da quelle dei suoi genitori. Se padre e madre sono in ansia, i piccoli assorbono la paura come fossero spugne. In questi casi è necessario rassicurarli, hanno bisogno di sentirsi protetti perché temono che certi episodi possano coinvolgere pure loro". Il genitore deve rendersi disponibile al dialogo, ma aspettare che sia soprattutto il bambino a parlarne. Si può giocare o disegnare insieme, magari più a lungo del solito. Se il bambino sente che può fare domande e se il genitore risponde con calma, riuscirà a considerare il terrorismo come uno dei tanti possibili rischi in cui incorrere

A partire dai 9 anni, invece, si diventa "in grado di capire". I ragazzini che frequentano gli ultimi anni delle elementari e le medie sono in grado di capire. L'importante è parlarne: "In questi casi si può sottolineare come la libertà di pensiero sia stata colpita e delle vite umane siano state spezzate, ma le idee e gli ideali restano".

Anche in questi casi, comunque, essenziale è l'esempio dei genitori: se il ragazzino o l'adolescente vede che qualche precauzione negli spostamenti, per esempio, viene presa, lo accetterà come normalità, senza avere reazioni di panico. L'importante è far vedere che la vita quotidiana va avanti. La normalità, insomma, è il miglior antidoto alla paura. 

 

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terrorismocome parlarne ai bambini di terrorismo
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