“Io non vedo l’ora di parlare, ma per rispetto, prima con la magistratura. Dell’inchiesta non parlo per rispetto dei giudici”. Lo ha detto Sigfrido Ranucci a Lavarone, in Trentino, parlando con i giornalisti dell’indagine che vede coinvolto Valter Lavitola come mandante dell’attentato che il conduttore di Report subì nell’ottobre dell’anno scorso. “Vergognosa” la pubblicazione da parte dei giornali dei presunti stipendi della squadra di ‘Report’. Lo ha detto Sigfrido Ranucci a Lavarone, in Trentino, parlando con i giornalisti. Ranucci ha sostenuto che quelle cifre non rappresenterebbero soltanto i compensi, ma anche trasferte, montaggio, grafica e altre spese per la produzione. Circa la provenienza dei dati, ha aggiunto: “È vergognoso che da dentro la Rai sia stato passato questo documento”. Poi, una battuta: “Fa caldo? Le mie giornate sono calde almeno dal 2000”.
“Non spetta alla Colosimo” decidere sull’eventuale riduzione della scorta. Lo ha detto a Lavarone in Trentino in occasione della presentazione del suo libro ‘Il ritorno della Casta’, il giornalista Sigfrido Ranucci rispondendo a una domanda sul fatto che la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, nei giorni scorsi aveva detto che non è più necessario un rinforzo della scorta di Ranucci. All’evento, nell’ambito degli Incontri d’autore, hanno preso parte alcune centinaia di persone sia all’interno della sala congressi che all’esterno. “Sto benissimo, tra la mia gente sto benissimo” ha aggiunto. Nessuna affermazione invece sull’inchiesta su Valter Lavitola come mandante dell’attentato subito da Ranucci il 16 ottobre dello scorso anno.
Prosegue la polemica tra i partiti su Sigfrido Ranucci e Report dopo la pubblicazione delle spese sostenute dalla Rai per la trasmissione e i suoi redattori. Fratelli d’Italia annuncia con un post sui social la presentazione di un’interrogazione in Commissione di Vigilanza e chiede all’azienda di fare “chiarezza” perché “in tre anni i compensi di autori e giornalisti sarebbero passati da 2,2 a oltre 2,9 milioni di euro, con alcuni collaboratori sopra i 300mila euro l’anno. In sostanza, gente pagata con i soldi del canone più del doppio del Presidente del Consiglio Meloni per costruire finte inchieste contro Giorgia Meloni, la sua famiglia e Fratelli d’Italia. Chi pretende trasparenza dagli altri deve essere il primo a garantirla in casa propria”, sottolinea il partito della premier. Nel Movimento 5 stelle è invece Luca Pirondini, capogruppo al Senato, a schierarsi in difesa del giornalista e attacca FdI. “Sigfrido Ranucci in questa storia è la vittima”, rimarca. “Ha fatto giornalismo vero, libero, facendo le pulci a tutti. Anche al Movimento 5 stelle, giustamente.

