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Costume
Usa 2016/ La crisi batte il sessismo. La Clinton tradita proprio dalle donne

E così gli Stati Uniti hanno avuto il loro primo presidente afroamericano, ma non hanno avuto il primo presidente donna. In molti avevano scommesso sulla leadership rosa di Hillary Clinton. Sarebbe stata la prima volta alla Casa Bianca. E da anni Hillary Clinton ci lavorava, moltiplicando le iniziative in favore delle donne, soprattutto di quelle nate negli Anni Ottanta, sostenuta anche dalla figlia Chelsea, che in un'intervista all'edizione americana di "Elle" aveva caldeggiato l'elezione della madre a tutela della parità tra i sessi. L'ex first lady, senatrice e segretario di Stato sembrava la candidata ideale per una fascia di elettorato femminile intorno ai trent'anni: donne con una vita ben avviata tra carriera e famiglia, attratte dalle sue proposte in tema di salute e uguaglianza dei salari tra uomini e donne.

Eppure il "girl power" alla fine non è bastato. Hillary Clinton non ce l'ha fatta. A tradirla sono state soprattutto le donne, bianche, non laureate. C’è infatti una grossa differenza tra le donne bianche laureate e quelle non laureate. Le laureate hanno preferito Clinton (con il 51% dei consensi, contro il 45% per Trump), mentre la maggioranza delle non-laureate ha scelto il candidato repubblicano: ben il 62% contro il 34%. Il motivo? A pesare contro Hillary è stata soprattutto 

Hillary Clinton è stata penalizzata per la sua forte "connessione" con i poteri forti di Washington e di Wall Street. Una donna, sì, ma una donna dell'establishment che non avrebbe cambiato il futuro di quella classe media che anche in America sta soffrendo per la crisi economica. La promessa di cambiamento e di nuovi posti di lavoro fatta da Donald Trump ha attratto tanti elettori, a prescindere dal sesso. L'uomo che si è fatto da sé ed ha avuto successo è riuscitoa  farsi perdonare anche quelle frasi sessiste che negli scorsi mesi avevano provocato accese polemiche. 

E chissà che non siano state proprio le donne di Trump a... fare la differenza. Il sito web Buzzfeed aveva persino coniato la definizione di "Ivanka voters" per le elettrici di Trump. L'ipotesi è che, pur essendo turbate dalle frasi sessiste di The Donald, queste donne abbiano pensato: se l’ha perdonato la figlia (e la moglie), possiamo farlo anche noi.

Proprio la moglie di Trump, Melania, è tra l'altro un'ex modella slovena naturalizzata americana. Una "immigrata" diventata first lady: un esempio di donna che ce l'ha fatta. Il suo appello a votare per Trump è arrivato a cinque giorni dalle elezioni a Filadelfia, in Pennsylvania, ma è stato deciso e ha toccato temi che stanno sicuramente a cuore alle madri d'America. "Sono venuta qui per parlare di quest'uomo che conosco da 18 anni - ha detto -. Sono venuta per parlare della nostra partnership, della nostra famiglia e di cio' che credo dal profondo del cuore: quest'uomo rendera' l'America di nuovo grande", si legge negli stralci dell'intervento. "Voglio che i bambini di questo Paese, e di tutto il mondo, possano vivere una bella vita, al sicuro e felici, che possano sognare liberamente l'amore e di farsi un giorno una famiglia. Dobbiamo insegnare loro i valori americani - ha concluso - gentilezza, rispetto, compassione, carita' comprensione e cooperazione".

Ricordando la sua infanzia in Slovenia, dove e' nata, Melania Trump ha detto di essere stata ispirata dal presidente Ronald Reagan. "A 10 anni ho sentito parlare di un uomo chiamato Ronald Reagan che era stato eletto presidente...era come se fosse sorto il sole nel mondo, anche nel mio piccolo paese, e' stata una vera ispirazione per me", ha affermato. Ha poi menzionato il suo passato da modella. "La moda e' il business del glamour ma e' anche duro lavoro", ha tenuto a precisare assicurando che da first lady sara' in prima linea per il benessere dei bambini e "delle istante delle donne", come se lo scandalo per le accuse di molestie sessuali rivolte al marito non fossero mai esistito. 

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