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Chemsex e “droga della scimmia” nel frigo; arrestato un professore della Sapienza

Arrestato un ricercatore con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio. Nell’appartamento, usato per incontri di gruppo, la polizia ha trovato sostanze nascoste in cucina e chat per invitare i partecipanti. In aula l’uomo ha ammesso la tossicodipendenza e una recente ricaduta.

Chemsex e “droga della scimmia” nel frigo; arrestato un professore della Sapienza

Un docente universitario di 41 anni, ricercatore e professore in più dipartimenti dell’Università La Sapienza di Roma, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il blitz è scattato nella notte del 19 agosto nell’appartamento del docente, nel quartiere Marconi, dopo che gli agenti avevano fermato in strada un presunto acquirente e avevano poi ottenuto un mandato di perquisizione.

Durante la perquisizione domiciliare, condotta intorno alle 3:30 del mattino, gli investigatori hanno trovato nel frigorifero della cucina un contenitore con circa 19 grammi netti di droghe sintetiche, tra cui metanfetamine (crystal meth) e la cosiddetta “droga della scimmia”, uno stimolante sintetico. Oltre allo stupefacente, sono stati sequestrati materiali compatibili con il confezionamento e la divisione delle dosi.

In sede di direttissima il giudice ha convalidato l’arresto ma, secondo quanto riportato da diverse testate, non ha disposto misure cautelari: il professore è quindi tornato libero in attesa del processo. In aula l’indagato ha ammesso i propri problemi di tossicodipendenza, riferendo di un percorso di disintossicazione e di una recente e grave ricaduta.

Il fenomeno del chemsex

L’abitazione del docente sarebbe stata utilizzata per organizzare incontri di sesso di gruppo legati al fenomeno del chemsex, pratica in cui si fa uso intenzionale di sostanze psicoattive per facilitare, intensificare o prolungare l’attività sessuale. I partecipanti venivano contattati e invitati tramite specifiche applicazioni di messaggistica e di incontri, secondo quanto ricostruito dagli investigatori.

Il termine “chemsex” nasce dall’unione di “chemical” e “sex” e indica l’uso di droghe in contesto sessuale, spesso in sessioni prolungate e con più partner. Tra le sostanze più frequentemente associate a questo fenomeno figurano metanfetamina, mefedrone e GHB/GBL, alle quali possono aggiungersi altri stimolanti sintetici.

Che cos’è la “droga della scimmia”

La “droga della scimmia”, conosciuta anche come “monkey dust” o “polvere di scimmia”, non è una singola molecola ma un nome gergale che raggruppa diversi catinoni sintetici, cioè stimolanti prodotti in laboratorio e classificati tra le nuove sostanze psicoattive. Nel caso romano, le analisi hanno individuato la Mdphp, un catinone sintetico della famiglia delle pirrolidinofenoni, spesso rilevato nei campioni venduti come “monkey dust”.

Questa sostanza è usata nei contesti di chemsex per le sue proprietà eccitanti: serve ad aumentare in modo artificiale il desiderio sessuale e la resistenza fisica, prolungando la performance. Tuttavia presenta rischi elevati: ha una forte capacità di indurre dipendenza rapida e può provocare gravi allucinazioni, psicosi, tachicardia, forte agitazione e comportamenti violenti.

Le indagini e il contesto

L’operazione è stata condotta dagli agenti del commissariato San Paolo, che hanno avviato i controlli dopo il fermo di un possibile acquirente in strada. La successiva perquisizione ha portato al sequestro dello stupefacente nascosto in frigorifero e all’arresto del docente, attivo in diversi dipartimenti della Sapienza.

Il caso riaccende l’attenzione sul traffico di sostanze sintetiche a Roma e sull’uso di nuove droghe in contesti privati e di festa, con dinamiche spesso gestite attraverso chat e app dedicate.