Dai santoni digitali ai sedicenti terapeuti, nella Capitale cresce l’attenzione verso gruppi capaci di trasformare fragilità e bisogno di aiuto in dipendenza psicologica. Investigatori, psicologi e associazioni lavorano per riconoscere le vittime e spezzare il legame con chi promette salvezza in cambio di obbedienza.
Le sette cambiano pelle: ora il guru si trova sui social
Dimenticate tuniche, candele e conventicole riunite in qualche scantinato. Il santone del terzo millennio può avere un profilo Instagram impeccabile, migliaia di follower e presentarsi come coach, terapeuta alternativo, maestro spirituale o dispensatore di felicità.
Roma è uno dei territori nei quali il fenomeno delle psicosette viene osservato con maggiore attenzione. Gruppi difficili da censire, spesso perfettamente mimetizzati dentro associazioni, corsi motivazionali o percorsi di crescita personale. Finché la promessa di stare meglio rimane tale, niente di illecito. Il problema nasce quando alla fiducia subentra la dipendenza e il leader diventa l’unico depositario della verità.
Il copione, nei casi più estremi, è quasi sempre lo stesso: prima l’accoglienza, poi la conquista della fiducia, quindi il progressivo allontanamento dalla famiglia e dagli amici. Fino a convincere la vittima che chiunque provi a metterla in guardia sia, in realtà, un nemico.
I “cacciatori di sette” e la battaglia più difficile
Contro questo universo sommerso operano investigatori, psicologi, sacerdoti e associazioni specializzate. La Polizia di Stato dispone da anni di personale formato per affrontare fenomeni riconducibili alle sette e alla manipolazione psicologica.
Il punto più complicato è proprio riconoscere la vittima. Chi entra in un circuito di dipendenza spesso non considera il proprio guru un carnefice, ma un salvatore. Denunciare significa quindi demolire una convinzione costruita lentamente e, qualche volta, ricostruire rapporti familiari distrutti nel frattempo.
Tra i segnali d’allarme ci sono bruschi cambiamenti di comportamento, isolamento sociale, richiesta continua di denaro, abbandono delle precedenti abitudini e venerazione quasi assoluta del leader.
Quando la persuasione diventa reato
Sul piano giudiziario il terreno resta scivoloso. La Costituzione tutela la libertà religiosa, di pensiero e di associazione. Credere in un santone, per quanto stravagante possa apparire agli altri, non costituisce un reato.
Diverso è quando quella credenza diventa strumento per ottenere soldi, prestazioni, obbedienza o controllo totale della persona. In Parlamento è da tempo aperto anche il dibattito sull’introduzione di strumenti più specifici per colpire la manipolazione psicologica e mentale.
Nel frattempo la prevenzione resta l’arma più efficace. Anche perché il guru contemporaneo difficilmente bussa alla porta annunciandosi come tale. Si presenta come qualcuno disposto ad ascoltare, comprendere e risolvere ogni problema. Poi, lentamente, può chiedere il prezzo più alto: rinunciare alla propria libertà in cambio della promessa di essere finalmente felici.


