Prima un uomo completamente nudo nella fontana della Barcaccia, poi una donna senza vestiti a Ponte Milvio. Due episodi diversi, il secondo decisamente più inquietante, ma abbastanza ravvicinati da suggerire una domanda: Roma sta vivendo l’onda lunga del caldo estivo o è scoppiata una nuova febbre dell’esibizionismo?
Roma caput mundi, ma per qualche ora anche… caput nudi! L’estate sta finendo, almeno secondo il calendario, ma nella Capitale qualcuno sembra aver deciso che settembre sia soltanto agosto con qualche vestito in meno.
Il primo siparietto va in scena in uno dei luoghi più fotografati della città: piazza di Spagna. Un uomo, completamente nudo, entra nella fontana della Barcaccia, capolavoro del Bernini, trasformandola per qualche minuto in una specie di centro benessere personale con vista sulla scalinata. Turisti increduli, telefonini sollevati e inevitabile spettacolo social. Perché a Roma ormai, prima ancora delle forze dell’ordine, arriva sempre una telecamera.


Dalla Dolce Vita alla vita senza slip
Una volta c’era Anita Ekberg nella Fontana di Trevi. Vestita, peraltro. Adesso la Dolce Vita sembra aver perso definitivamente il guardaroba. E viene quasi spontaneo chiedersi se sia colpa delle temperature, dell’ultima coda africana dell’estate o semplicemente della convinzione, sempre più diffusa, che per conquistare quindici minuti di notorietà bastino uno smartphone nei paraggi e pochissimi indumenti addosso.
Ma se alla Barcaccia il copione può essere archiviato nella categoria della bizzarria urbana, poche ore dopo a Ponte Milvio la faccenda cambia decisamente tono.
A Ponte Milvio, però, la cronaca diventa seria
Qui una donna nuda, in evidente stato confusionale, viene segnalata mentre si aggira nella zona. La situazione diventa più delicata anche per la presenza di un coltello, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Non più dunque soltanto una scena surreale da immortalare con il telefonino, ma un episodio che richiama fragilità, disagio e sicurezza.
Due storie molto diverse, dunque, unite soltanto dall’assenza di vestiti e dalla capacità di Roma di trasformare qualsiasi giornata apparentemente normale in una sceneggiatura che neppure Fellini avrebbe osato consegnare a un produttore.


