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Cronache
Aboubakar, lettera a Orlando: “Stop a business dell’accoglienza”
Nato in Costa D'Avorio, Aboubakar Soumahoro vive in Italia dal 1999, quando aveva 19 anni. Si è laureato in Sociologia all'Università Federico II di Napoli con voto 110/110 con una tesi su “Analisi sociale del mercato del lavoro. La condizione dei lavoratori migranti nel mercato del lavoro italiano: persistenze e cambiamenti”

"STOP al business dell'accoglienza sulla pelle delle/dei braccianti perché 'NERI'!”. È cosi che inizia un lungo post Facebook di Aboubakar Soumahoro, sindacalista nato in Costa d'Avorio ma da tempo naturalizzato italiano.  Aboubakar si  appella direttamente al ministro del Lavoro Andrea Orlando e al Presidente della Puglia Michele Emiliano.

“NOI, lavoratrici e lavoratori braccianti dell’insediamento di Torretta Antonacci in agro San Severo (Foggia) – continua - vi scriviamo questa lettera aperta per chiedervi di porre fine al razzismo istituzionale in atto e al business dell’accoglienza (con i soldi dei contribuenti) che si sta indecorosamente consumando sulla nostra pelle solamente perché siamo “neri”. La questione che vi poniamo qui non è procedurale ma è prettamente politica e richiede una presa di posizione altrettanta politica”.

“Come saprete già – aggiunge - la Commissione Europea, attraverso la Direzione Generale Migratoria e Affari Interni, ha approvato (nell'ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2020) il progetto "Su.Pr.Eme. Italia", presentato dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, per un importo di euro 30.237.546,36 milioni di contributo comunitario pari al 90% dell'importo complessivo del progetto, pari a euro 33.557.713,33 milioni”.

Dal canto suo, il Ministero (attraverso il Fondo Sociale Europeo – Pon Inclusione) ha finanziato (in complementarità al progetto "Su.Pr.Eme. Italia") per un importo pari a 12.799.680,00 milioni di euro il progetto "P.I.U. Su.Pr.Eme." presentato dalle regioni Puglia, Basilicata, Sicilia, Campania e Calabria. Le Regioni dove si consumano i più feroci drammi dello sfruttamento lavorativo dei braccianti senza che le amministrazioni locali siano state in grado di monitorare e di prevenire tale fenomeno”.

“Abbiamo seguito l’evolversi delle attività progettuali finanziati da questi fondi sin dal principio, senza pregiudizio alcuno. Tuttavia, tra le attività progettuali (nonostante siano anni che nei vari tavoli istituzionali, noi braccianti – diretti interessati delle attività progettuali – rivendichiamo percorsi di autodeterminazione e non assistenzialismo) ancora una volta si prevedono percorsi di accoglienza. Questi percorsi tendono a negare la nostra dignità di lavoratori ed esaltare piuttosto l’aspetto meramente migratorio. Inoltre, questi percorsi celano un paternalismo razzializzante perché parte dall’idea che i lavoratori migranti non sono in grado di gestire loro stessi le loro vite”.

“La nostra lunga lotta contro il caporalato e lo sfruttamento ci ha portato faccia a faccia con il 'business dell'accoglienza', che finanzia gli “imprenditori dell’assistenzialismo” con fondi pubblici nazionali ed europei usando la nostra miseria socio-lavorativa. È un doppio dolore per noi vedere così tanti milioni di euro spese sulla nostra pelle esausta da troppi anni passati schiacciati nel fango della miseria. È ancora più triste vedere che questo brutto capitolo si sta consumando anche nella terra di Giuseppe Di Vittorio che ha passato tutta la sua vita a lottare per questa nobile causa che è oggi la nostra.  Per questo vi esortiamo a non usare questi soldi pubblici per trasformare l’insediamento di Torretta Antonacci in agro San Severo (Foggia), in un centro d'accoglienza per migranti ma di destinarli ad un reale inserimento abitativo diffuso. Anche noi, come tutti gli esseri umani, abbiamo il diritto ad una casa e non ad essere ghettizzati e segregati nei bassifondi dell’umanità”.

“Il vostro collocamento politico dovrebbe esortarvi ad ascoltarci in prima persona e ad accompagnarci nel percorso di autodeterminazione e di emancipazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è spezzare le catene che ci impediscono di vivere dignitosamente, come ogni altro essere umano. Nella fiducia speranza che terrete in considerazione questa nostra lettera, vi informiamo già da ora che non consentiremo più a nessun soggetto terzo di gestire la nostra vita ma lotteremo con tutte le nostre forse e con tutti i strumenti che la costituzione italiana mette a disposizione”, conclude.

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