Migliaia di piccole meduse stanno “attaccando” l’arcipelago siciliano delle Eolie, in particolare la zona vicino a Filicudi. La bonifica del mare potrebbe arrivare attraverso altre specie marine come tartarughe e pesci luna che si nutrono di meduse.
Gli effetti tossici sui pesci e sulla catena alimentare umana e la biodiversita’ delle specie marine tra le quali i pesci si riduce mentre le popolazioni di meduse stanno crescendo sempre piu’ numerose. Sono due degli effetti del cambiamento climatico del nostro mare di cui si e’ discusso all’Accademia dei Lincei in occasione del convegno sulla “Gestione sostenibile del Mare Mediterraneo”.
“Il cambiamento climatico mette a rischio la biodiversita’ e causa perduranti effetti nocivi, attraverso la catena trofica acquatica marina, anche sulla specie umana”, ha detto Enrico Alleva, Accademico dei Lincei, aggiungendo che “questo colpisce in particolare i soggetti piu’ vulnerabili quali i bambini, gli individui anziani e i portatori di patologie per esempio a carattere neuro-immunitario o nutrizionale. La causa principale e’ l’evaporazione dovuta al surriscaldamento globale, che sta facendo aumentare in mare la concentrazione di sostanze tossiche che sono assorbite dai pesci e da questi all’uomo nella catena alimentare”. “Per quanto riguarda le due specie ittiche eduli piu’ frequentemente allevate in acquacoltura, la spigola (Dicentrarchus labrax) e l’orata (Sparus aurata) – ha aggiunto Alleva – da alcuni anni conduciamo ricerche, in collaborazione con il dipartimento di biologia e biotecnologia ‘Carlo Darwin’ dell’Universita’ ‘Sapienza’ di Roma, l’Istituto di Tecnologia della Cognizione del CNR e l’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, sugli effetti della variazione di temperatura (fino a un massimo di 34? C) al fine di simulare in acquario condizioni di riscaldamento globale. Dai risultati ottenuti si evidenzia che le sostanze tossiche assorbite hanno effetti neurologici sui pesci tali che questi perdono parte della capacita’ di difendersi dagli uccelli predatori come i cormorani e perdono anche la capacita’ di catturare le prede marine piu’ veloci di cui si alimentano. La conseguenza e’ che i pesci si rivolgono per l’alimentazione a specie animali meno mobili come ad esempio vermi, che vivono sul fondale spesso fangoso dove piu’ alta e’ la concentrazione degli elementi tossici. Ne sono risultate – aggiunge Alleva – alterazioni comportamentali potenzialmente in grado di influire sulla crescita ponderale, il rilascio di ormoni dello stress, cambiamenti selettivi in parametri neurochimici del sistema nervoso centrale, soprattutto l’aumentata biomagnificazione nell’assorbimento di neurotossici; questo ultimo effetto potrebbe nocivamente colpire il sistema nervoso centrale umano nel caso di immissione di tali soggetti ittici nella catena trofica alimentare complessiva”.








