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Legge antiterrorismo, jihadismo in Italia: i rischi nascosti nel decreto

L’evoluzione del jihadismo in Italia è caratterizzata da una parabola alquanto diversa dalla maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale. Il nuovo decreto antiterrorismo introduce misure sufficienti a contenere la minaccia? I punti aperti

Il Governo ha incassato ieri la fiducia del Senato sul decreto antiterrorismo licenziato il 10 febbraio dal Consiglio dei Ministri e già approvato dalla Camera il 31 marzo. Il testo, che diventa così legge, prevede alcune modifiche al codice penale introducendo una pena da cinque a otto anni per chi organizza e propaganda viaggi che servano per compiere atti terroristici e per coloro che si arruolano per combattere il jihad nei teatri di guerra, i cosiddetti foreign fighters. Misure più severe, fino a 10 anni di carcere, sono previste per i lupi solitari che si autoaddestrano all’uso di armi e esplosivi. Con il provvedimento sarà reato anche la detenzione abusiva di materiali e sostanze chimiche che possono essere usate per la fabbricazione di esplosivi e la mancata segnalazione di furti o sparizioni degli stessi. La legge introduce anche la possibilità per i questori di ritirare il passaporto alle persone sospettate di terrorismo e dà mandato alla polizia postale di creare una black list dei siti internet utilizzati per commettere attività terroristiche. Infine, la normativa prevede uno stanziamento di 40,5 milioni di euro per potenziare la sorveglianza e la sicurezza nel Mediterraneo durante l’estate e introduce l’arresto obbligatorio in flagranza per i reati in materia di immigrazione clandestina. Rispetto al testo originario, è stata eliminata la norma che autorizzava la polizia a entrare nei computer personali da remoto per intercettare le comunicazioni via web dei sospettati di terrorismo.

Il decreto introduce misure sufficienti a contenere il fenomeno? Quali aspetti della minaccia terroristica affronta? Come si pone rispetto alla legislazione adottata in altri paesi europei?

L’Italia e il terrorismo in casa: che fare?  – Negli ultimi mesi la questione del jihadismo globale e le sue dinamiche sul nostro territorio sono tornate al centro del discorso nazionale con un’intensità paragonabile ai mesi successivi agli attacchi dell’11 settembre 2001. Cosa fare davanti a questa crescente minaccia? L’Italia non è impreparata e possiede un’esperienza, conoscenze tecniche, personale e una struttura legislativa adeguata. Ma è chiaro che la nuova minaccia impone dei cambiamenti. Il presente volume si pone come inizio di un dialogo costruttivo sulla materia fornendo riflessioni e spunti per un dibattito che ci accompagnerà negli anni a venire.

Il jihadismo autoctono in Italia  – L’evoluzione del jihadismo in Italia è caratterizzata da una parabola alquanto diversa dalla maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale. Alcuni recenti casi paiono chiaramente indicare che il fenomeno del jihadismo autoctono, già da tempo visibile in altri stati europei, sia sorto anche in Italia. La ricerca di Lorenzo Vidino, ISPI Visiting Fellow, costituisce un inedito poiché, per la prima volta, tale fenomeno viene analizzato in maniera scientifica.

Fonte: www.ispionline.it